Giorgia Meloni si trova in una fase di incertezza, ma non ha ancora scelto quando e dove fermarsi. Il governo sembra entrato nella modalità del vivacchiare quotidiano, con una serie di decisioni che non portano a un piano chiaro per il futuro. La premier, pur avendo finito la benzina, non ha ancora deciso se anticipare la fine della legislatura o affrontare un anno di logoramento, privo di una vera agenda politica. L’incertezza si fa sentire anche nel contesto interno, dove la squadra non è in grado di dare una risposta compiuta a questa situazione.
Un governo in fase di logoramento
Analisi abbastanza oggettiva della situazione indica un chiaro logoramento del governo. Il governo sembra essere entrato in una fase simile a quella di un esecutivo che vive alla giornata, senza una prospettiva definita. Meloni, in questa fase, sembra essere un leader che ha degli alleati privi di idee, e un Roberto Vannacci che sembra un Fausto Bertinotti moltiplicato cento. Questo scenario ha reso il governo più fragile, con un’agenda politica che non si distingue per chiarezza o coerenza.
La premier ha avuto la brutta sorpresa del mancato rientro nel tre per cento, e ha inopinatamente messo in mezzo Sergio Mattarella sulla bislacca idea del tetto agli alunni stranieri nelle classi. Questi fatti segnalano un nervosismo che scaturisce da una domanda semplice: che facciamo di qui alla fine naturale della legislatura? A Palazzo Chigi nessuno è in grado di dare una risposta compiuta a questo interrogativo.
Le opzioni e i vincoli
Fatta la legge elettorale e la legge di bilancio, e approfittando dello stato di confusione nel campo largo, destinato comunque ad avere strascichi non positivi, potrebbe fare un discorso di verità per chiedere un nuovo mandato: questa legislatura bene o male l’ho gestita e ora è sostanzialmente giunta a compimento. E salire al Quirinale a gennaio. Il tutto è complicato da un vincolo posto dal Quirinale, che vorrebbe l’election day – accorpando politiche e comunali di Roma, Milano, Napoli, Torino eccetera – in primavera, un’opzione che la premier vorrebbe evitare. Lei è davanti a un bivio non soltanto temporale, ma politico: decidere lei quando chiudere una stagione oppure lasciare che sia la stagione a chiudere lentamente lei.
Insomma, qualunque scelta farà, Giorgia Meloni dovrà pagare un prezzo. Ma tirare a campare stavolta potrebbe equivalere a tirare le cuoia. La stagione dell’incertezza è la peggiore per qualunque governo. Meloni molto probabilmente si è accorta, anche misurandolo sul proprio sistema nervoso, della fine di una stagione comunque fattiva, nel bene e nel male. Non è una che ami vivacchiare. Una come lei potrebbe prendere atto che è meglio chiuderla qui. Con ordine.



