L’arte sonora sta prendendo piede in modo crescente, sfidando le abitudini di un pubblico sempre più veloce e multitasking. In Italia, la cosa più vicina a una galleria del suono è settantaventidue, un’installazione che ospita opere sonore in formato WAV e si propone come un’esperienza immersiva. Tra gallerie cuffie-only, listening bar e spazi dedicati all’ascolto, il mondo dell’arte riscopre l’udito come forma di connessione e riflessione. Fino al 10 ottobre, a Portinatx, a Ibiza, il Nômade Temple ospita Cosmic Sound, una mostra curata da Valentina Guidi Ottobri con Manfredi Moretti e Gabriela Soleille.
Un’esperienza che non si può saltare
Le gallerie dedicate all’arte sonora, come Le Son 7 fondata nel 2021, non offrono video o performance, ma solo opere in formato WAV. L’accesso avviene su appuntamento, e ogni pezzo si ascolta individualmente attraverso le cuffie. «Nelle nostre mostre non c’è nulla da vedere», spiega Carolina Podestá, cofondatrice della galleria con Andy Footner. «Ogni pezzo si ascolta individualmente attraverso le cuffie e al massimo ci sono due o tre ascoltatori contemporaneamente». Questo modello richiede una forma di attenzione diversa, in cui l’ascolto diventa un’esperienza fisica e emotiva.
Il suono come architettura temporanea
Le opere sonore non sono solo un’installazione, ma un’immersione in vasche emotive che colpiscono le orecchie, il corpo e l’immaginazione. Il giorno dell’inaugurazione, l’artista ha acceso la sua Spectral Continuum Drone Machine, un concerto di due mesi che cambia di continuo. L’ingegneria dietro a questi spazi è complessa, e si basa su sistemi progettati da Futura Research, un laboratorio fondato nel 2023 da Giorgio De Vecchi e Giulia di Lenarda. «Ascoltare in cuffia è un’esperienza intima, ma isolata. Quando un’opera viene riprodotta in una stanza pensata apposta per lei, cambia tutto, perché il suono diventa una presenza fisica», spiegano i due architetti.
Questo concetto si estende anche a spazi come Voce, un’area dedicata all’ascolto all’interno della Triennale di Milano. Con una collezione di brani inediti, il progetto si propone come un’alternativa al multitasking, in cui l’attenzione si concentra solo sul suono. L’arte sonora, in questo senso, non è solo un’esperienza sensoriale, ma un invito a fermarsi, a ascoltare e a riflettere. In un mondo veloce e fatto di schermi, il suono diventa una forma di resistenza, una cura contro l’impazienza.
- Le gallerie sonore come Le Son 7 si basano sull’ascolto individuale e su un’esperienza immersiva.
- Il Padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia ha scelto di far ascoltare, non guardare.
- Il Nômade Temple a Ibiza ospita Cosmic Sound, una mostra curata da esperti del design sonoro.
La diffusione dell’arte sonora non è solo un fenomeno artistico, ma una risposta a una società che ha perso il senso dell’udito. Come ha scritto R. Murray Schafer nel 1977, «le orecchie non hanno palpebre», e in un mondo dominato dalla vista, il suono rappresenta una forma di connessione diversa. L’arte sonora, con le sue installazioni e i suoi spazi dedicati, offre un’alternativa al multitasking, un’esperienza che richiede tempo, attenzione e silenzio. E se fosse l’arte sonora la cura contro la nostra impazienza? Forse, proprio in questo momento, sta prendendo forma.



