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Scontro in Vaticano | Papa Leone vs Trump: mediatori al lavoro

Il recente viaggio apostolico in Africa ha coinciso con un momento di forte tensione tra la Santa Sede e l’amministrazione Trump. Nei giorni dello scontro, le personalità chiave della politica estera vaticana erano assenti, lasciando spazio a chi, all’ombra della Cupola, cercava di decifrare la linea del Papa attraverso i suoi discorsi africani. A Bamenda, Papa Leone XIV ha pronunciato parole dure contro coloro che “piegano le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici”. Sebbene alcuni tentino di circoscrivere il messaggio ai conflitti regionali, è difficile non vedercene una replica alla lezione di teologia del neoconvertito cattolico JD Vance, che aveva richiamato la millenaria teoria della guerra giusta. La condanna degli eccessi verbali di Trump e dei suoi è, infatti, unanime in Vaticano, generando inquietudine persino tra chi non vedeva con ostilità il presidente statunitense.

La reazione di Trump e il precedente di Benedetto XVI

In risposta alle crescenti tensioni, il presidente Trump ha cercato di abbassare i toni. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, ha dichiarato: “Non ho niente contro il Papa, ma ho il diritto di non essere d’accordo con lui”. Queste parole, tuttavia, non hanno placato del tutto l’ambiente vaticano, dove prevale la convinzione che, quando il Papa e la Chiesa sono sotto attacco, anche i governi considerati “amici” non godono di sconti. Un precedente significativo è il rifiuto di Benedetto XVI nel 2007 di concedere un’udienza al segretario di Stato Condoleezza Rice. Nonostante le affinità sui principi non negoziabili con l’amministrazione Bush, Ratzinger non aveva dimenticato come la Rice avesse insolentito il cardinale Pio Laghi, inviato di Giovanni Paolo II per tentare di fermare la guerra in Iraq. Questo episodio storico sottolinea la fermezza del Vaticano di fronte a quelle che percepisce come offese alla sua missione e autorità.

Implicazioni finanziarie e la necessità di ricucire

Ricucire il tessuto economico: l’urgenza dettata dalle implicazioni finanziarie.

 

Le conseguenze di questa rottura con l’amministrazione Trump generano apprensione, in particolare tra i responsabili delle finanze vaticane. I donatori statunitensi sono da sempre i più generosi, e dopo un periodo di contrazione durante un pontificato che si diceva “onorato di essere attaccato dagli americani”, l’elezione dello yankee Prevost aveva suscitato nuove speranze. Attualmente, i timori legati alle frizioni nel cattolicesimo a stelle e strisce si sommano alle preoccupazioni per lo stato disastrato della Chiesa tedesca, un’altra fonte cruciale di donazioni. Nonostante le accese tensioni, la Curia più pragmatica e meno ideologizzata è consapevole che il rapporto con l’amministrazione Trump dovrà essere ricostruito. Non si tratta solo di motivazioni finanziarie, ma soprattutto di cruciali ragioni geopolitiche. Resta aperto l’interrogativo sull’utilità della “crociata” anti-trumpiana dei cardinali liberali Blase Cupich, Robert McElroy e Joseph Tobin, che contrasta con la linea più moderata della Conferenza Episcopale Americana.

Federico Lombardi

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