Secondo una nota interna diffusa dalla responsabile delle risorse umane di Meta, Janelle Gale, la drastica decisione è stata motivata dalla necessità di “gestire l’azienda in modo più efficiente e compensare gli investimenti” massicci che il gruppo sta riversando nel settore dell’intelligenza artificiale. Questa mossa strategica mira a snellire le operazioni e a riallocare le risorse verso aree considerate critiche per il futuro. I tagli giungono in un periodo in cui l’azienda è sotto pressione per dimostrare la sostenibilità della sua crescita e la redditività dei suoi ingenti investimenti, specialmente dopo un periodo di rapida espansione.
Un percorso di ristrutturazione continuo
Il percorso di ristrutturazione: un processo ininterrotto di evoluzione costante.
Questi ultimi licenziamenti non rappresentano un evento isolato, ma si inseriscono in un trend di ristrutturazione che Meta ha intrapreso negli ultimi due anni, dimostrando una chiara volontà di riorganizzazione. Già alla fine del 2022, la società aveva lanciato un primo, doloroso piano che aveva coinvolto circa 11.000 posizioni, un taglio senza precedenti nella storia recente dell’azienda. Un secondo piano, non meno impattante, è stato annunciato a marzo 2023, portando all’eliminazione di ulteriori 10.000 posti di lavoro. Sommando questi numeri, si evince una riduzione complessiva della forza lavoro che supera le 30.000 unità in poco più di un anno, un dato che evidenzia la portata e la continuità delle misure adottate da Meta per ottimizzare la sua struttura in un panorama tecnologico globale sempre più competitivo e volatile.
A fine dicembre, prima dell’ultimo annuncio, Meta contava 78.865 dipendenti, come dichiarato nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission (Sec) statunitense. Questa serie di tagli riflette non solo una volontà di efficienza interna ma anche la reazione del colosso tecnologico a un contesto macroeconomico globale in evoluzione, caratterizzato da pressioni inflazionistiche, dall’aumento dei tassi di interesse e da un rallentamento generale del mercato pubblicitario digitale, che rimane una fonte di ricavo cruciale per Meta. La corsa agli armamenti nell’intelligenza artificiale, sebbene strategicamente necessaria, comporta costi ingenti che devono essere bilanciati attentamente con altre aree di spesa.



