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mercoledì 16 Settembre 2026

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Politica

Corteo dell’indotto a Taranto, sindacati: “Il tempo è scaduto”

Sindicati a Taranto chiedono al governo di fermare licenziamenti e garantire occupazione e salario.


Questo pomeriggio a Taranto si è svolta una manifestazione di protesta organizzata dai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, che hanno guidato un corteo dall’area ex Ilva fino al Palazzo di Città. La mobilitazione, che ha visto la partecipazione di lavoratori dell’appalto e dell’indotto, è stata volta a esprimere preoccupazioni per la situazione occupazionale e a chiedere al governo un intervento immediato per bloccare i licenziamenti e garantire occupazione e salario. I sindacati hanno ribadito che “il tempo è scaduto” e che la pazienza dei lavoratori non è più un’opzione.

La protesta per la salvaguardia dei posti di lavoro

La protesta, che ha attraversato la città, ha visto la partecipazione di una delegazione sindacale ricevuta dal sindaco Piero Bitetti. I rappresentanti delle organizzazioni sindicali hanno spiegato il rischio che la vertenza possa trasformarsi in una grave emergenza sociale. “Il tempo delle attese, dei tavoli rinviati e delle promesse non mantenute è finito”, hanno affermato, denunciando l’assenza di una prospettiva industriale definita per lo stabilimento e di garanzie per l’intero sistema dell’indotto. Le quattro sigle sindicali hanno espresso preoccupazione per il rischio dei licenziamenti nelle aziende che operano per l’ex Ilva. Hanno chiesto un intervento immediato dell’esecutivo: “Il Governo deve mettere in campo subito tutti gli strumenti necessari per fermare i licenziamenti, salvaguardando tutti i lavoratori coinvolti, a partire da quelli dell’indotto”. Inoltre, i sindacati hanno richiesto garanzie anche per i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria.

Le organizzazioni sindicali respingono l’uso della magistratura come alibi

Nel documento unitario, le organizzazioni sindicali hanno respinto l’ipotesi che la decisione della magistratura sull’area a caldo possa diventare una giustificazione per rinviare le scelte sul futuro dello stabilimento. “La politica non può utilizzare le decisioni della magistratura come alibi per non assumersi sino in fondo le proprie responsabilità”, hanno affermato. I sindacati hanno ribadito che “nessun lavoratore deve essere lasciato indietro” e che la richiesta finale è di definire garanzie su occupazione e salario e una prospettiva industriale per Taranto.

La mobilitazione, avvertono le organizzazioni sindicali, potrebbe proseguire: “L’iniziativa di oggi non rappresenta una protesta isolata, ma bensì l’inizio di una fase di mobilitazioni se non arriveranno le risposte”. I sindacati parteciperanno all’incontro previsto a Palazzo Chigi e, una volta conosciuto l’esito, convocheranno una nuova assemblea con i lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva e dell’indotto. La richiesta finale è di definire garanzie su occupazione e salario e una prospettiva industriale per Taranto.

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