La prossima settimana, la Presidente Ursula von der Leyen presenterà davanti al Parlamento europeo il discorso sullo Stato dell’Unione, un momento cruciale per valutare lo stato dell’industria e del benessere economico dell’Europa. La situazione, però, appare drammatica: l’industria chimica e di base europea ha continuato il suo collasso, con un calo della produzione stimato tra il 10% e il 15%, e contrazioni superiori al 20% nei comparti ad alto consumo energetico. L’impatto si estende drammaticamente all’intera filiera della componentistica, dove le stime indicano oltre 86.000 tagli di posti di lavoro complessivi annunciati dai fornitori europei.
La deindustrializzazione europea continua a progredire, e con essa la povertà, il disagio sociale e la rabbia. Colossi come ZF Friedrichshafen prevedono fino a 14.000 riduzioni entro il 2028, mentre Bosch e Continental hanno confermato piani per oltre 7.000 esuberi ciascuna. Volkswagen ha avviato un piano di riorganizzazione che minaccia fino a 30.000 posti di lavoro, giungendo a ipotizzare la storica chiusura di impianti in Germania.
La Presidente aveva annunciato una strategia industriale per “garantire che il futuro delle tecnologie pulite continui a essere fatto in Europa” e un nuovo Industrial Accelerator Act per sostenere la produzione europea di tecnologie pulite. Inoltre, è stata avviata una revisione della strategia per il settore dell’auto, superando l’impostazione rigida del “solo elettrico” e consentendo una maggiore flessibilità attraverso l’uso di biocarburanti ed e-fuels per la neutralità tecnologica. La ricalibrazione della normativa REACH è stata ridimensionata, ma non è sufficiente a invertire la tendenza. L’onda lunga delle complicazioni burocratiche non si è fermata: il Regolamento PPWR sugli imballaggi ha imposto una scadenza tassativa di applicazione per il 12 agosto 2026, richiedendo migliaia di nuove dichiarazioni, schede di conformità e adempimenti tecnici che nella quasi totalità dei casi rischiano di appesantire le aziende senza un reale controllo.
Il problema di fondo è che le istituzioni europee sembrano vivere in una sorta di illusione: quella di poter mantenere contemporaneamente standard sociali e ambientali molto più elevati del resto del mondo, frontiere totalmente aperte al commercio, e una propria industria competitiva. Purtroppo, avendo ormai perso la superiorità tecnologica verso il resto del mondo non è possibile avere tutte e tre queste cose insieme. Non si può fingere di poter avere tutto, come un bambino viziato. Perché se non scegliamo noi, la realtà e il resto del mondo sceglieranno per noi, acquisendo pezzi della nostra economia e del nostro benessere. Non perché siano ostili, ma perché stanno facendo le loro scelte sulla base del mondo com’è, non del mondo che vorrebbero.
Il discorso della Presidente von der Leyen sarà un passaggio chiave per comprendere quali strumenti concreti l’Europa intenda mettere in campo. Per superare questa fase non occorre cercare responsabilità all’esterno, ma affrontare con umiltà, pragmatismo, e realismo economico le cause interne della perdita di competitività. Il compito dell’Europa, per invertire la tendenza, è coniugare tali tre obiettivi fondamentali trovando una sintesi sostenibile economicamente e socialmente.
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