Il 14 settembre 2026, a Foggia, è stato inaugurato un murale dedicato a Nicola Ciuffreda, imprenditore edile ucciso 36 anni fa per essersi rifiutato di pagare il racket. L’opera, realizzata al Parco San Felice, è nata in occasione del 36° anniversario del suo assassinio e vuole ricordare la scelta di un uomo che non si è piegato alla criminalità organizzata. L’iniziativa è stata promossa da diverse istituzioni e associazioni, tra cui l’Associazione Nazionale Magistrati, il Comune di Foggia, Libera Foggia e l’Istituto comprensivo “Foscolo-Gabelli”. L’obiettivo è portare la memoria di Ciuffreda in uno spazio pubblico, soprattutto per educare i più giovani al valore della resistenza al ricatto.
Un simbolo di resistenza al racket
Nicola Ciuffreda, originario di Manfredonia e nato nel 1937, era un imprenditore edile di 53 anni. Alla fine degli anni Ottanta, l’edilizia foggiana era già sotto il mirino della criminalità organizzata, che esercitava pressioni e minacce per far pagare il pizzo. Ciuffreda, però, non si è sottomesso. Secondo gli atti parlamentari, gli estorsori inizialmente chiedevano due miliardi di lire, ma la cifra è stata ridotta a 500 milioni. L’imprenditore, però, ha rifiutato di pagare e ha scelto di non arrendersi. Il 14 settembre 1990, è stato ucciso a distanza ravvicinata nel suo cantiere di via Eugenio Masi. Fu il primo imprenditore edile foggiano a essere assassinato nell’ambito della guerra al racket.
La sua scelta ha avuto un impatto duraturo sulla storia giudiziaria della mafia foggiana. Il caso di Nicola Ciuffreda ha avuto un impatto significativo sulla storia giudiziaria della mafia foggiana. Il suo nome è entrato nella cosiddetta sentenza Panunzio, che ha riconosciuto la matrice mafiosa della “Società Foggiana” e il suo radicamento nell’economia cittadina. La sua storia rappresenta una pagina drammatica della Foggia degli anni Novanta, ma anche un esempio di scelta individuale che oggi conserva un forte valore civile.
Un ricordo che parla alla città
Il murale, realizzato in un punto visibile del Parco San Felice, diventa un monito contro la cultura della paura e il sopruso. Trentasei anni dopo l’omicidio, la memoria di Ciuffreda torna nel cuore di Foggia attraverso un’opera che vuole parlare alla città. L’opera non è solo un ricordo, ma un invito a non dimenticare la scelta di un uomo che ha preferito la libertà al ricatto. La sua storia, oggi, è un simbolo di resistenza e di coraggio.
La sua figura è diventata un esempio per le nuove generazioni. La storia di Ciuffreda racconta infatti una delle pagine più drammatiche della Foggia degli anni Novanta, ma anche una scelta individuale che ancora oggi conserva un forte valore civile: non accettare il ricatto, non considerare normale il sopruso, non piegarsi alla mafia. Il murale, da oggi, rimane lì dove può essere visto ogni giorno. Per ricordare un uomo, ma anche una scelta: quella di Nicola Ciuffreda di dire no al racket.



