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mercoledì 16 Settembre 2026

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Cronaca

Alex Marangon, superati i problemi di notifica: ora le udienze di opposizione all’archiviazione

Sbloccato l’iter per le udienze di opposizione all’archiviazione nel caso Alex Marangon, morto a Vidor nel 2024.

Il procedimento legale relativo alla morte di Alex Marangon, 25enne di Marcon deceduto nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 all’abbazia di Santa Bona a Vidor, ha registrato un ulteriore passo avanti. I problemi di notifica al curandero Jhonny Benavides sono stati superati, permettendo l’avvio delle udienze di opposizione all’archiviazione fissate per il 24 novembre davanti al gup Carlo Colombo. La famiglia del ragazzo, attraverso i propri legali, cerca di smontare la tesi della Procura che attribuisce la morte a una caduta volontaria, puntando su nuove perizie e una ricostruzione alternativa.

Un filone in movimento

Le indagini su due filoni del procedimento sono state sbloccate grazie alla risoluzione dei problemi tecnici legati alla notifica degli atti. La famiglia di Alex ha promosso le udienze di opposizione all’archiviazione, contestando le richieste di chiusura avanzate dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi. Secondo i legali, tali richieste sarebbero “affrettate e infondate”, e la famiglia ha depositato una relazione tecnica che ridimensiona il ruolo della cocaina nell’intossicazione del ragazzo. La difesa ha anche messo in discussione le modalità di gestione dell’evento, sottolineando la responsabilità di chi promuove raduni con sostanze psichedeliche in contesti privi di sicurezza. L’avvocato Stefano Tigani ha argomentato che, qualora venisse accertata una dinamica di precipitazione riconducibile a condotte terze o a situazioni di pericolo incontrollato, la configurazione del reato di morte come conseguenza di altro delitto risulterebbe del tutto pacifica.

La consulenza di una tossicologa di fama internazionale rafforza la tesi della famiglia.

La ridimensionata responsabilità della cocaina

La consulenza della dottoressa Donata Favretto, una tossicologa di fama internazionale, rafforza la tesi della famiglia. Secondo la relazione depositata, il peso della cocaina nel determinismo dell’intossicazione patita da Alex quella notte è drasticamente ridimensionato. Il ragazzo, non utilizzatore abituale di cocaina, avrebbe registrato una positività occasionale, comune a sei altri partecipanti al raduno. La famiglia sostiene che la dinamica della caduta non trova riscontro in elementi probatori certi, e che le circostanze sono incompatibili con la tesi del volo nel vuoto.

Per la Procura, l’unica accusa rimasta in piedi è quella di cessione di sostanza stupefacente, in quanto l’ayahuasca, una sostanza psichedelica vietata in Italia, è considerata una droga. Le indagini su questo “filone” sarebbero praticamente chiuse, ma la famiglia continua a chiedere nuove perizie cinematiche e medico-legali per chiarire la dinamica della morte. L’iter giudiziario, sebbene in movimento, rimane in attesa di ulteriori sviluppi.

Originariamente indagati erano quattro persone: gli organizzatori del raduno, Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, i due curanderos colombiani, Jhonny Benavides e Sebastian Castillo, e la moglie del proprietario dell’abbazia, Alexandra Diana Da Sacco. La famiglia punta a smontare la tesi della Procura sulla caduta volontaria e chiede nuove perizie, con l’obiettivo di dimostrare che la morte non è avvenuta come ipotizzato dagli inquirenti. Le udienze di opposizione all’archiviazione, fissate per il 24 novembre, rappresentano un ulteriore passo nella lotta della famiglia per chiarire le circostanze della morte di Alex Marangon. L’iter giudiziario, sebbene in movimento, rimane in attesa di ulteriori sviluppi e decisioni del giudice.

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