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Tecnologia

I giganti dell’algoritmo hanno piedi d’argilla

L’evoluzione rapida dell’IA mette in discussione il potere dei grandi monopolisti e la sua capacità di remunerare gli investimenti.

Il 15 settembre 2026, un articolo ha presentato quattro passaggi per comprendere i signori dell’algoritmo, mettendo in luce una situazione in cui i grandi monopolisti del settore tecnologico si trovano a fronteggiare una realtà in rapida evoluzione. I giganti dell’algoritmo, pur detentori di potere, si rivelano in realtà “giganti con i piedi d’argilla”, perché da sotto, da soggetti molto più piccoli, molto meno capitalizzati e esposti, si stanno creando le tecnologie che servono effettivamente al cliente finale, all’impresa e alla fabbrica. La velocità con cui si sviluppa l’intelligenza artificiale ha reso difficile per i grandi monopolisti remunerare gli investimenti, e questo crea un equilibrio fragile tra innovazione e controllo.

Un ibrido strano: monopolio privato e asset geostrategico pubblico

Il potere dell’algoritmo è concentrato in poche mani private, ma si accompagna a un asset geostrategico pubblico. Questo ibrido strano crea una situazione in cui i grandi monopolisti, pur detentori di potere, non hanno il monopolio totale. In Cina, ad esempio, la situazione è diversa, ma le carte si mischiano, poiché la Cina non conquista il mondo con gli eserciti, ma con partecipazioni azionarie, debito pubblico, terre rare e infrastrutture in Africa e Sud America. La questione non è solo tecnologica, ma anche geopolitica.

La velocità di sviluppo dell’IA ha reso difficile per i grandi monopolisti remunerare gli investimenti. Mentre i grandi attori del settore si concentrano su prodotti senza mercato, da sotto si stanno creando le tecnologie che servono realmente alle imprese. Questo crea una marea inimmaginabile di denaro investito in prodotti che ancora non hanno un mercato, se non quello molto ristretto, benché lucroso, militare, e quello, di fatto in perdita, dell’IA che risiede nei nostri pc: a buon prezzo per noi, cara per loro, ma utile a creare una dipendenza sociale globale nell’immediato futuro.

Un’architettura costituzionale che bilanci i nuovi poteri

La sfida non è solo tecnologica, ma anche istituzionale. Le leggi e le leggine non bastano a controllare i nuovi poteri. Occorre un’architettura costituziale che bilanci davvero questi nuovi attori. I clienti finali, le imprese, le industrie e gli organismi intermedi devono capire meglio cosa accade e decidere dove vogliono andare. Solo in questo modo potranno chiedere che dal laboratorio esca ciò che serve, non il bot che fa notizia per un giorno.

Non abbiamo bisogno di combattenti da tastiera, ma di persone serie che capiscono quello che leggono. Siamo così sicuri di aver capito quale sia la vera minaccia alla democrazia e alla fede? La mia vera paura? Che trovare un nemico, presunto, serva ad armare ancora di più l’IA, ossia a dare potere, affinché ci salvi, a chi già ne ha in modo spropositato. Creare il nemico, poteri speciali, consenso alla sospensione delle regole e soldi pubblici: una storia già vista. Ma noi continuiamo a preoccuparci di qualche nostalgico con il braccio alzato. Almeno chi è cattolico dovrebbe cominciare ad ascoltare il Papa e smettere di ascoltare quello che l’algoritmo gli suggerisce di leggere. Fermiamoci un momento, perché correre senza meta gridando “moriremo tutti” è il modo migliore per finire contro un muro o giù da un dirupo, e per giunta senza neppure sapere perché.

  • Velocità di sviluppo dell’IA ha reso difficile per i grandi monopolisti remunerare gli investimenti
  • Da sotto, soggetti più piccoli stanno creando l’IA che serve al cliente finale
  • Un ibrido strano: monopolio privato e asset geostrategico pubblico

La situazione richiede una riflessione profonda, non solo tecnologica, ma anche etica e istituzionale. Fermiamoci un momento, perché correre senza meta gridando “moriremo tutti” è il modo migliore per finire contro un muro o giù da un dirupo, e per giunta senza neppure sapere perché.

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