Categories: Cronaca nera

Giovanni Ferri, il suicidio non convince: Napoleone riapre il caso

Giovanni Ferri, ex meccanico in pensione di 88 anni, è morto il 23 novembre 2010 in una strettoia di circa 50 cm, con entrambi i polsi e la gola tagliati. La morte fu archiviata come suicidio, ma la moglie non ha mai convinto di questa versione. Oggi, il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha deciso di riaprire il caso, dopo anni di dibattito e mistero. La decisione è arrivata dopo che il fascicolo non è stato trovato immediatamente nell’archivio, e Napoleone ha chiesto una ricostruzione completa con le istituzioni coinvolte. La moglie di Ferri, che da sempre non crede al suicidio, ha sempre sostenuto che il marito non si sarebbe ucciso in quel modo e in quel posto. «Non c’erano problemi, non c’erano tensioni», ha detto più volte a Emanuele Canta. La situazione, però, sembra essere cambiata: il fascicolo ricostruito ha rivelato dettagli che non tornano con la versione iniziale.

Un caso che non convince

La morte di Giovanni Ferri ha sempre suscitato dubbi. Anche se fu archiviata come suicidio, la moglie non ha mai accettato questa spiegazione. «Non c’erano problemi, non c’erano tensioni», ha ripetuto più volte. La sua convinzione è stata supportata da alcune testimonianze e da un’ipotesi di omicidio. Ora, con l’intervento del procuratore Napoleone, il caso sembra essere tornato al centro dell’attenzione. Il fascicolo, che non è stato trovato subito, è stato ricostruito con l’aiuto di istituzioni e personaggi coinvolti nel caso originale. L’ipotesi di un omicidio brutale si fa sempre più concreta, anche se i dettagli non sono ancora stati rivelati.

Le dichiarazioni dell’avvocato Gallo

L’avvocato Fabrizio Gallo ha confermato che la situazione è delicata e che ci saranno altre sorprese. «Stiamo tutelando la signora Ferri», ha detto, aggiungendo che i dettagli del fascicolo ricostruito sono «davvero eclatanti». Leggendo il fascicolo, si evince che non è stato assolutamente un suicidio, ma un omicidio brutale. Gallo ha anche ammesso che alcuni dettagli non possono essere rivelati per il momento, a causa di rischi per alcune persone che si sono esposte. «Quelli che hanno lavorato al caso di Giovanni Ferri sono gli stessi inquirenti, lo stesso medico legale, gli stessi investigatori di quelli dell’omicidio di Chiara Poggi», ha spiegato. La moglie, che ha sempre sostenuto l’ipotesi di un omicidio, ha trovato conferma in questi ultimi sviluppi.

La ricostruzione del fascicolo ha anche messo in luce un aspetto inquietante: la testimone che ha scoperto il corpo di Giovanni Ferri ha ricordato che l’uomo non stringeva tra le mani oggetti o armi. Questo dettaglio ha sollevato ulteriori dubbi sulla veridicità del suicidio. Intanto, l’ipotesi di riesumazione del corpo del pensionato si fa sempre più concreta. Il 28 settembre, data in cui si avvicina la chiusura delle nuove indagini sul caso di Chiara Poggi, il caso di Giovanni Ferri potrebbe finalmente trovare una risposta. La verità, però, sembra essere sempre più lontana.

La decisione di riaprire il caso di Giovanni Ferri ha suscitato interesse e attenzione. Il procuratore Napoleone, con il suo impegno, ha dato nuovo impulso a un mistero che sembra non voler finire. La moglie, che ha sempre creduto in un’altra versione, ha trovato un sostegno in questa nuova indagine. La verità, però, potrebbe essere ancora più complessa di quanto si pensi. Con l’aiuto di nuove prove e testimonianze, il caso potrebbe finalmente trovare una risposta, anche se non sarà facile.

Fabrizio Collovati

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