Quasi un milione e mezzo di italiani ha cambiato casa nel 2025, con un aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. Un dato che smentisce l’immagine di un Paese fermo e radicato, ma che racconta una realtà in continua evoluzione. Secondo l’ultimo report Istat sulle migrazioni interne e internazionali, il trasferimento di residenza tra Comuni italiani è tornato a crescere dopo la frenata del 2024, con un totale di oltre 70mila movimenti in più. Il numero di italiani che cambia casa ogni anno è superiore a un residente su quaranta, un fenomeno che coinvolge sia i cittadini italiani che gli stranieri, con un incremento del 14,8% per gli ultimi.
La mobilità interna italiana è prevalentemente fatta da spostamenti a corto raggio, con quasi il 60% dei trasferimenti che avviene tra Comuni della stessa provincia. Un ulteriore 16% riguarda province diverse della stessa regione, mentre solo un quarto supera il confine regionale. Questo significa che il trasloco tipico dell’italiano è spesso legato a motivazioni quotidiane, come la vicinanza al lavoro, la famiglia o la scuola dei figli. Basta osservare cosa accade in una città media come Lucca, dove le imprese di traslochi a Lucca si occupano soprattutto di spostamenti interni alla provincia, tra la Piana, il centro storico e i Comuni limitrofi.
La fuga dei giovani laureati dal Mezzogiorno rappresenta un dato preoccupante, con circa 150mila giovani qualificati persi tra il 2019 e il 2025.
Il quarto dei trasferimenti che attraversa i confini regionali segue una direttrice nota da decenni: il Sud che si svuota e il Nord che attrae. Nel 2025, circa 112mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 67mila che hanno fatto il percorso inverso. Il saldo negativo del Sud è di circa 45mila residenti in un solo anno, con la Lombardia che si conferma la destinazione principale, meta di quasi tre movimenti su dieci in uscita dalle regioni meridionali. Campania, Sicilia e Puglia sono le aree di origine più consistenti.
La perdita di giovani laureati ha un impatto profondo sul futuro demografico e economico delle regioni meridionali.
Accanto alla direttrice Sud-Nord, gli ultimi anni hanno visto emergere un fenomeno più sottile: la riscoperta delle città medie. Il lavoro da remoto, i prezzi ormai inaccessibili nelle grandi metropoli e una rinnovata attenzione alla qualità della vita hanno spinto molte famiglie a guardare a centri tra i 50 e i 200mila abitanti, spesso città d’arte con servizi completi ma ritmi più umani. Questo fenomeno segna una trasformazione nella geografia dei trasferimenti, con una crescente attenzione alle città medie come alternativa alle metropoli.
Per le amministrazioni locali la sfida è duplice: trattenere chi vorrebbe partire e accogliere chi arriva, con servizi, case e infrastrutture adeguate. Per il Mezzogiorno, in particolare, la perdita continua di giovani qualificati rappresenta un’emergenza che va oltre la statistica. Perché ogni trasloco è una scelta individuale, ma un milione e mezzo di traslochi all’anno sono un fatto collettivo che racconta dove sta andando il Paese.
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