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mercoledì 16 Settembre 2026

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L’energia fossile alimenta l’inflazione in tutta l’UE, in Italia ogni aumento del 10% incide sul caro vita

L’energia fossile alimenta l’inflazione in tutta l’Ue, in Italia ogni aumento del 10% incide sul caro vita

L’energia fossile è una delle principali cause dell’inflazione in tutta l’Unione Europea, con un impatto particolarmente rilevante in Italia. Secondo un nuovo studio della New economics foundation, un aumento del 10% del prezzo dei combustibili fossili comporta un incremento del caro vita dello 0,26% nel nostro Paese. Il report sottolinea come un mercato dell’energia fossile più caro del 50% potrebbe portare a un incremento di 1,8 punti percentuali di inflazione in tutta l’Europa nell’anno successivo a tale aumento.

Le rinnovabili come soluzione

Le fonti rinnovabili, come l’energia eolica e solare, sono considerate una soluzione chiave per ridurre l’impatto dell’inflazione. Sono risorse domestiche, geopoliticamente sicure e protette dalle speculazioni finanziarie. In Italia, la diffusione di queste energie è fondamentale per contenere l’inflazione, riducendo l’esposizione alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili. La transizione energetica è cruciale per limitare l’inflazione. Il report sottolinea che la diffusione di energia eolica e solare prodotta internamente è fondamentale per scongiurare la crisi climatica e ridurre l’inflazione. Il Fondo monetario internazionale ha rilevato che ogni punto percentuale extra di quota di energia rinnovabile riduce i prezzi dell’elettricità all’ingrosso in media dello 0,6%.

La dipendenza dall’estero e il rischio di shock di prezzo

L’Italia è fortemente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio, il che la rende particolarmente esposta agli shock di prezzo. Anche se non è inclusa in alcuni dati storici, la modellizzazione della catena di approvvigionamento mostra che l’economia italiana rimane fortemente esposta a questi shock. Il report sottolinea che i prezzi del petrolio sono aumentati del 47% tra giugno 2025 e 2026, e del 67% da giugno 2021 a 2022. Nei 13 Paesi dell’UE con dati storici completi, un aumento dei prezzi dei combustibili fossili rappresenta il maggior rischio di inflazione in tutti tranne due, e rimane tra i primi cinque fattori principali.

La politica monetaria non è sufficiente a gestire l’inflazione causata dai combustibili fossili. Il quadro di politica monetaria istituito in risposta agli anni ’70 ha affidato il problema a una banca centrale indipendente, che ricorreva principalmente ai tassi di interesse per gestire l’inflazione, partendo dal presupposto che l’inflazione fosse fondamentalmente una questione di cattiva gestione da parte del governo e di eccesso di domanda.

Il fatto che il Nef abbia pubblicato il report oggi non è casuale. Domani, Ursula von der Leyen terrà il discorso sullo Stato dell’Unione e affronterà la questione climatica a seguito delle ondate di calore estremo e della siccità di quest’estate. Il report evidenzia che la diffusione di energia eolica e solare prodotta internamente è fondamentale per scongiurare la crisi climatica e ridurre l’inflazione. Il report raccomanda alla Banca centrale europea di fissare un tasso di interesse separato e più basso per gli investimenti verdi, come l’energia eolica e solare. In questo modo, la Bce potrebbe alzare il tasso di interesse di riferimento senza rendere il ricorso al credito per gli investimenti verdi troppo costoso da risultare insostenibile.

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