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Il Pentagono conferma carenza di munizioni per la guerra con l’Iran

Il Pentagono ha smentito le dichiarazioni di Donald Trump e confermato che la guerra contro l’Iran ha portato a una carenza di munizioni negli Stati Uniti. La situazione, rilevata da fonti ufficiali, ha messo in luce i gravi impatti economici e logistici del conflitto, che ha visto un utilizzo massiccio di armamenti. La guerra, iniziata il 28 febbraio 2026 con gli attacchi israelo-americani contro l’Iran, ha causato spese estremamente elevate, con un costo complessivo di circa 33,4 miliardi di dollari, di cui 22,3 miliardi solo per le munizioni utilizzate.

La guerra ha esaurito le scorte strategiche

Secondo il rapporto dell’Ispettore generale del Pentagono, le spese per munizioni durante l’Operazione Epic Fury hanno causato carenze nelle scorte strategiche e rivelato colli di bottiglia all’interno delle industrie di rifornimento di munizioni. Il documento sottolinea che, nonostante il massiccio impiego di intercettori, gli attacchi iraniani hanno danneggiato e distrutto centinaia di edifici e strutture nelle basi statunitensi in diversi Paesi, tra cui Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Oman e Giordania. Il rapporto, che copre i mesi da aprile a giugno 2026, elenca i danni alla flotta aerea: quattro F-15 distrutti, un F-35 danneggiato, sette aerei cisterna KC-135 danneggiati o distrutti e «fino a 30» droni d’attacco MQ-9 Reaper distrutti. Il documento stima che «oltre 50.000» militari statunitensi siano coinvolti nella Guerra del Golfo.

Attacchi Houthi nel sud dell’Arabia Saudita

Intanto, una serie di attacchi condotti dagli Houthi, gruppo ribelle yemenita filo-iraniano, ha causato il ferimento di 13 civili nel sud dell’Arabia Saudita. La coalizione militare guidata da Riad ha riferito che lunedì 14 settembre 2026 la milizia ha lanciato attacchi contro obiettivi civili nelle città di Khamis Mushait, Abha e Taif, utilizzando diversi missili balistici e droni, provocando ferite da lievi a moderate a tredici civili, oltre a danni a sette abitazioni e due veicoli. Le città interessate, oltre Yanbu, sono state Gedda, Abha, Jazan, Alula e Taif. Gli Houthi, che hanno assunto il controllo della costa yemenita sul Mar Rosso e dello stretto di Bab el-Mandeb, hanno inflitto un duro colpo alle forze governative yemenite. Questa area è diventata vitale mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran paralizza lo stretto di Hormuz.

Il Parlamento degli Stati Arabi ha chiesto intervento del Consiglio di Sicurezza.

Il parlamento degli stati arabi ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di «assumersi le proprie responsabilità e adottare una posizione ferma per porre fine a questi attacchi reiterati e assicurare alla giustizia gli autori e i loro sostenitori, al fine di preservare la sicurezza e la stabilità della regione». Il gruppo di oltre 100 eurodeputati ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo urgentemente una legge contro il commercio con insediamenti illegali israeliani.

Il ministro turco ha chiesto un passaggio sicuro per il Mar Rosso.

Intanto, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che la crisi di Hormuz va superata con la diplomazia e deve essere garantito un passaggio «sicuro, libero e ininterrotto» attraverso lo Stretto. Gli Houthi, invece, insistono sul fatto che la navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb è sicura, mentre accusano Riad di cercare di «fuorviare la comunità internazionale» rispetto alla situazione nel passaggio marittimo.

Noemi Caruso

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Noemi Caruso
Tags: guerrairan

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