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mercoledì 16 Settembre 2026

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Cronaca

Alluvione di Prato, tre anni dopo: i periti dicono l’allerta fu corretta e il suolo sollecitato in modo grave

I periti del giudice di Prato dicono l’allerta fu corretta, ma il suolo fu sollecitato in modo grave. L’udienza riprende a carico di undici imputati.

Il 2 novembre 2023, Prato e la sua provincia furono devastate da un alluvione che causò la morte di due anziani, Antonio Tumolo e Alfio Ciolini, e provocò danni estesi a strade, aziende e abitazioni. Tre anni dopo, i periti Bernardino Chiaia e Davide Poggi, nominati dal gip Costanza Chiantini, hanno depositato le loro conclusioni su quanto accaduto, definendo l’allerta arancione diffusa dal centro funzionale regionale come “corretta e coerente” e sottolineando che il suolo fu sollecitato in modo grave.

Le perizie dei periti e la valutazione del rischio

I due esperti, professori al Politecnico di Torino e firmatari anche della perizia per la tragedia di Rigopiano, hanno analizzato l’evento in 129 pagine, rispondendo ai sei quesiti formulati dal giudice. Hanno ricostruito le drammatiche ore del 2 novembre 2023, spiegando se l’evento fosse prevedibile, se le valutazioni fossero state complete e se la manutenzione fosse stata adeguata. I periti hanno sottolineato che l’alluvione non fu assimilabile a una pioggia estesa, ma a una struttura convettiva organizzata, con nuclei persistenti e localizzati, che causarono accumuli elevati in poche ore.

La mappatura comunale del rischio non includeva la località Fornaci tra le aree di pericolosità idraulica, dove l’auto di Alfio Ciolini fu portata via dalla piena. Inoltre, ci sono tombamenti, attraversamenti e manufatti di cui non si conosce con esattezza l’origine e i permessi. L’evento idrogeologico di “severità molto elevata” che ha interessato il reticolo minore non poteva essere calcolato, poiché gli eventi di ritorno sarebbero stati stimati in 200 o 500 anni.

Le responsabilità e l’udienza in corso

Oggi riprende l’udienza preliminare, cominciata nove mesi fa, a carico di undici imputati, tra cui i sindaci di Prato Matteo Biffoni e di Montemurlo Simone Calamai, accusati dell’omicidio colposo dei due anziani e di disastro colposo. Alla sbarra ci sono anche l’ex vice sindaco Simone Faggi, l’ex assessore Valerio Barberis e l’attuale assessora di Montemurlo Valentina Vespi, insieme a tecnici e funzionari come Pamela Bracciotti, Sergio Brachi, Fabio Martelli, Sara Tintori, Stefano Grossi e Luca Della Longa.

I periti saranno ascoltati dal giudice per capire se possano essere riscontrate responsabilità sul disastro che ha spezzato due vite e devastato il territorio. La perizia ha anche analizzato le indicazioni fornite ai cittadini, sottolineando che, se correttamente rispettate, le raccomandazioni come “non sostare al piano basso” avrebbero potuto scongiurare la morte di Ciolini. Per quanto riguarda Tumolo, i periti hanno rilevato che le informazioni circa lo stato delle strade non furono sufficienti a scoraggiare l’uso dell’auto. Il giudice ha valutato che l’informazione data ai cittadini fosse “adeguata”, ma i Comuni si sono comportati in linea con quanto previsto dal piano di protezione civile. I periti hanno anche sottolineato che il sistema idraulico era localmente vulnerabile, ma tale pericolosità non può essere attribuita esclusivamente a cattiva gestione o manutenzione insufficiente.

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