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mercoledì 16 Settembre 2026

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Cronaca

Braccianti sfruttati e videosorvegliati: 6 arresti per caporalato in Basilicata e Puglia

Sono stati arrestati 6 persone per caporalato a Taranto e Matera, con accuse di sfruttamento e condizioni di lavoro inadeguate.

Nel sud Italia, in particolare nelle province di Taranto e Matera, sono stati arrestati sei individui per attività di caporalato, un reato che coinvolge la sfruttazione di braccianti in condizioni di lavoro estremamente difficili. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Taranto, ha portato alla luce un’organizzazione che gestiva l’arrivo in Italia dei lavoratori stranieri, la gestione degli alloggi e il pagamento dei salari, spesso non corrisposti. Tra i reati contestati, anche corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato per certificati medici falsi.

Condizioni di lavoro e sfruttamento

I braccianti, spesso migranti, venivano costretti a lavorare con orari estenuanti e pause organizzate in modo rigido. Molti di loro vivevano in condizioni di insalubrità e in spazi inadeguati, come locali seminterrati con fili elettrici volanti o strutture in lamiera prefabbricata. I dispositivi di protezione individuale non erano garantiti, né era prevista formazione in materia di sicurezza. In alcuni casi, i lavoratori erano sottoposti a videosorveglianza per essere monitorati a distanza.

Le condizioni di lavoro erano talmente gravi da mettere in pericolo la salute dei braccianti.

Un sistema organizzato e un ex carabiniere coinvolti

L’organizzazione era ben strutturata: alcuni individui si occupavano del reclutamento, altri della gestione degli alloggi e del trasporto, mentre altri mettevano a disposizione delle aziende agricole i lavoratori, gestendo anche le retribuzioni. Tra i soggetti coinvolti c’è anche un ex carabiniere in congedo, che avrebbe fornito informazioni su controlli e attività d’interesse. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione aveva anche un ruolo nella gestione dell’arrivo in Italia dei lavoratori stranieri, anticipando denaro per il viaggio e garantendo la presenza dei lavoratori alle aziende. Le indagini hanno utilizzato pedinamenti, intercettazioni, droni e analisi dei tracciati satellitari per ricostruire gli spostamenti dei braccianti. Tra i casi emersi, un episodio in cui un operaio era caduto da una scala e aveva subito lesioni: uno dei responsabili ha risposto con la frase “Si è ferito? Buttatelo da qualche parte”, preoccupato per l’assenza di un contratto regolare.

Sequestri e conseguenze economiche

Nel corso dell’inchiesta, sono stati sequestrati immobili, terreni e veicoli per un valore complessivo di circa un milione di euro. I braccianti, spesso privi di supporto familiare e linguistico, erano legati a questo sistema per la mancanza di alternative. Alcuni di loro non riuscivano neppure a garantire il cibo ai propri figli. L’indagine ha anche portato alla luce una contabilità gestita da un’indagata, che registrava le giornate di lavoro e le somme dovute, agendo come tramite tra aziende e manodopera.

La complessità del sistema ha reso difficile la tutela dei diritti dei braccianti.

L’inchiesta, iniziata nel luglio 2023, ha portato a 6 arresti e 19 indagati, tra datori di lavoro, intermediari e soggetti vicini al ruolo di caporali. L’organizzazione, pur essendo ben strutturata, ha visto i suoi membri arrestati e messi ai domiciliari. L’obiettivo è quello di mettere fine a un sistema che sfrutta i braccianti e li priva di qualsiasi forma di tutela. L’indagine ha anche portato alla luce reati di corruzione e falsificazione di documenti, con conseguenze gravi per lo Stato.

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