Nel Veneto, 11mila anziani non autosufficienti sono in lista d’attesa per entrare in una casa di riposo. La situazione, segnalata da rappresentanti dei familiari, mette in luce un problema crescente legato all’accesso alle strutture residenziali per l’assistenza. I costi per molte famiglie si fanno proibitivi: fino a 3.500 euro al mese, con rette che raggiungono 117 euro al giorno. La lista d’attesa, che include anche chi ha diritto a un posto in regime convenzionato, si allunga a causa della scarsità di posti disponibili. Le famiglie, spesso costrette a spese elevate, si trovano in una situazione di grave tensione economica.
Le rette per un posto in casa di riposo, in regime privato, possono raggiungere fino a 117 euro al giorno, con un costo mensile che supera i 3.500 euro. Questo, però, non è l’unica spesa: i familiari devono anche sostenere costi accessori come lavanderia, parrucchiere, pedicure e trasporti per le visite in ospedale. L’alternativa, se non si riesce a ottenere un posto in convenzione, è l’accesso in regime privato, spesso non sostenibile per le famiglie. «I nostri anziani nell’ex Israa con 57 euro al giorno, in doppia, ricevono tutta l’assistenza necessaria», ha spiegato Eugenio Gallina, presidente dei rappresentanti dei familiari di Enea.
I rappresentanti dei familiari hanno lanciato una petizione rivolta alla Regione Veneto, chiedendo un tetto massimo per le rette, un aumento della quota sanitaria e l’incremento dei posti in convenzione. L’obiettivo è di garantire un accesso più equo e accessibile alle strutture residenziali per l’assistenza. «La questione riguarda tutti: non si può aspettare che si trasformi in una bomba sociale», hanno sottolineato. La petizione, già sottoscritta da mille firme, si propone di diffondersi in tutta la regione, con l’obiettivo di coinvolgere più comuni e istituzioni locali.
La graduatoria per l’accesso ai posti in casa di riposo è determinata in base al punteggio di non autosufficienza assegnato nella Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano (Svama). La precedenza è data alle situazioni più gravi e urgenti, ma per molti anziani, l’attesa si protrae per mesi. «Si organizzano in proprio, fanno affidamento sull’assistenza domiciliare e ricorrono alle badanti», spiegano i rappresentanti. Quando non è più possibile, si entra nelle liste d’attesa per un posto in Rsa.
La situazione, aggravata dall’aumento dei costi legati alle tensioni internazionali, ha portato a un incremento della quota alberghiera delle rette, che varia da 59 a 67 euro al giorno. «In molti casi bisogna sommare dei costi accessori», dicono i familiari dell’Ipab trevigiana. La richiesta di intervento si estende anche all’adeguamento della quota sanitaria, oggi ferma tra 52 e 57 euro, al livello dell’inflazione. «Già questo porterebbe a un contenimento alle rette», ha aggiunto Gallina. Per risolvere il problema, i rappresentanti hanno proposto una tassa di scopo per le Rsa, con l’obiettivo di coprire i posti ancora occupabili ma privi di impegnativa.
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