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mercoledì 16 Settembre 2026

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Esteri

La Cina chiede la riapertura di Hormuz per salvaguardare i propri approvvigionamenti

La Cina chiede la riapertura dello Stretto di Hormuz per proteggere i propri approvvigionamenti di petrolio

La Cina ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz per salvaguardare i propri approvvigionamenti di petrolio, in un contesto di tensioni regionali e rincari del greggio. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha rivolto un appello a Teheran per la ripresa della navigazione nel canale strategico, in un momento in cui il prezzo del petrolio ha raggiunto livelli record. L’emergenza si è aggravata con l’uscita di servizio dell’oleodotto saudita, che ha ridotto le alternative per l’esportazione del greggio del Golfo, costringendo i mercati a registrare un aumento del 14% in una sola settimana.

La Cina paga il greggio a prezzi record

Il petrolio cinese ha raggiunto i massimi storici, con il greggio scambiato a Shanghai che ha toccato i 129 dollari al barile. Questo aumento ha reso la Cina uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano, nonostante abbia smesso di agire come cuscinetto per il mercato. Le importazioni cinesi ad agosto sono salite a 9,3 milioni di barili per evitare che le scorte si esaurissero nel mese di settembre. Le raffinerie indipendenti cinesi sono diventate il principale canale di acquisto del greggio iraniano, un fattore che ha contribuito al rincaro del prezzo.

La Cina paga il greggio a prezzi molto più elevati rispetto agli Stati Uniti. La situazione si complica ulteriormente con la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz, che ha portato il prezzo del Brent a toccare i 146 dollari al barile, un aumento di 25 dollari rispetto alla fine della settimana precedente. Il ministro cinese Wang Yi ha incontrato Abbas Aragchi, il ministro degli Esteri iraniano, a Pechino, chiedendo la riapertura dello Stretto “quanto prima” per tutelare la stabilità delle catene di approvvigionamento energetico internazionali.

La situazione si complica con la chiusura di Hormuz

La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz ha peggiorato la situazione, con il Brent che ha toccato i 146 dollari al barile, un aumento di 25 dollari rispetto alla fine della settimana precedente. La Cina, che paga il greggio a prezzi molto più elevati rispetto agli Stati Uniti, ha visto il suo interesse per il petrolio iraniano crescere. Il ministro cinese Wang Yi ha incontrato Abbas Aragchi, il ministro degli Esteri iraniano, a Pechino, chiedendo la riapertura dello Stretto “quanto prima” per tutelare la stabilità delle catene di approvvigionamento energetico internazionali.

La Cina è il primo acquirente del petrolio iraniano. La richiesta di Wang non è solo un gesto di solidarietà, ma un appello per proteggere gli interessi economici della Cina. La Cina è il primo acquirente del petrolio iraniano, e la sua dipendenza da fonti estere ha reso la situazione ancora più critica. L’uscita di servizio dell’oleodotto saudita ha ridotto le alternative per l’esportazione del greggio, costringendo i mercati a registrare un aumento del prezzo del greggio e dei prodotti raffinati.

A peggiorare la situazione l’Arabia Saudita che ha già comunicato ad alcuni raffinatori europei la cancellazione o il rinvio di carichi previsti per questo mese, tra cui quelli destinati alla società polacca Orlen. La società di consulenza Energy Aspects stima un deficit di circa 5 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, con prospettive di ulteriori rialzi. La Cina, in questo contesto, ha cercato di mantenere un equilibrio tra i propri interessi economici e la diplomazia, rivolgendo un appello a Iran e Stati Uniti a “mantenere razionalità e moderazione” e a tornare al tavolo negoziale sulla base del Memorandum d’intesa di Islamabad.

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