Il marocchino Abde Ezzalzouli, esterno del Real Betis, ha suscitato reazioni violente tra i connazionali dopo aver indossato una maglietta simbolo per la città spagnola di Ceuta. La scelta, fatta durante un incontro tra Villarreal e Betis, ha suscitato insulti e minacce di morte su Internet. La maglietta, con la scritta “Todos somos caballas”, era un gesto di solidarietà verso la popolazione di Ceuta, in difficoltà per l’ingresso di migliaia di persone non autorizzate. Ezzalzouli, nato in Marocco ma cresciuto in Spagna, ha sempre avuto un legame con entrambi i Paesi, ma la sua decisione di supportare Ceuta ha suscitato polemiche.
Un passato di scelte difficili
Per anni, Ezzalzouli ha dovuto fare i conti con una scelta delicata: rappresentare la Spagna o il Marocco. Nel 2021, sembrava vicino alla nazionale spagnola, ma ha preferito cambiare strada e scegliere definitivamente il Marocco. Lo ha annunciato su Instagram, aggiornando la sua bio con una frase inequivocabile: “Giocatore della nazionale marocchina”. La decisione ha suscitato un dibattito tra media spagnoli e marocchini, che si contendevano il talento del calciatore. Alla fine, Ezzalzouli ha optato per il Marocco, ma la sua scelta non è bastata a proteggerlo.
La maglietta non è un atto politico, ma un gesto di solidarietà. Ezzalzouli ha chiarito le sue intenzioni sui social, spiegando che la maglietta non era un gesto politico, ma un atto di solidarietà verso una popolazione in difficoltà. “Non ho mai usato la maglietta per scopi politici o per mostrare disprezzo per il mio popolo”, ha scritto. “Si trattava di una maglietta di natura sociale, a sostegno di una popolazione e dei suoi abitanti, a prescindere dalla loro nazionalità”.
Una situazione di tensione
La maglietta indossata durante la partita tra Villarreal e Betis era un gesto di solidarietà verso la popolazione di Ceuta, in difficoltà per l’ingresso di migliaia di persone non autorizzate. I due club hanno deciso di utilizzare la visibilità della partita per lanciare un messaggio: Ceuta non è sola. Tutti i giocatori, compreso Ezzalzouli, hanno indossato la maglietta. Per alcuni utenti marocchini, però, il gesto è stato interpretato come un tradimento. I commenti sui social sono stati violenti: “La prossima volta che lo vedremo con la nazionale marocchina riceverà una lezione”, si leggeva in uno di essi. Altri hanno scritto minacce di morte.
La sua scelta non ha intenzione di mettere in dubbio il suo legame con il Marocco. Ezzalzouli ha anche sottolineato che chiunque volesse mettere in dubbio il suo amore per il Marocco era libero di farlo, ma che lui continuerà a vivere a testa alta e a rappresentare con orgoglio le sue radici. La sua storia è un esempio di come il calcio possa diventare un palcoscenico per dibattiti politici e sociali, ma anche per gesti di solidarietà e unità. Nonostante le minacce, Ezzalzouli continua a giocare e a rappresentare il Marocco, con la convinzione che il suo legame con la patria non sia mai stato messo in dubbio. La sua decisione di indossare la maglietta per Ceuta è un esempio di come un gesto simbolico possa suscitare reazioni violente, soprattutto in contesti di tensione.



