Negli ultimi cinquant’anni, la Groenlandia e l’Antartide hanno perso 11,3 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio, un fenomeno che ha contribuito all’innalzamento del livello medio del mare a livello globale di oltre 3 centimetri. L’analisi, basata sulla più lunga serie di osservazioni satellitari mai realizzata, ha rivelato una perdita di ghiaccio in aumento nel tempo, con conseguenze significative per le coste a bassa quota. L’Università di Bologna ha condiviso i dati, che sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Data.
La perdita di ghiaccio è principalmente dovuta all’accelerazione dei ghiacciai
L’84% della perdita complessiva di ghiaccio è stato causato dall’accelerazione dei ghiacciai e dal conseguente maggiore riversamento di ghiaccio nell’oceano, mentre solo il 16% è dovuto allo scioglimento superficiale. Questo risultato sottolinea l’importanza del comportamento dei ghiacciai nel determinare l’innalzamento del mare. Giorgio Spada, professore del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna, ha sottolineato che “la loro risposta al riscaldamento climatico è la principale fonte di incertezza nelle proiezioni”. Lo studio ha combinato 42 rilevazioni satellitari indipendenti, basate su 27 missioni a partire dal 1972 per la Groenlandia e dal 1979 per l’Antartide. Dall’analisi dei dati emerge che tra il 1979 e il 2023 le due calotte glaciali hanno perso 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio, facendo aumentare il livello medio globale del mare di 31,4 millimetri.
La Groenlandia ha perso la quota maggiore di ghiaccio
Ad aver perso la quota maggiore di ghiaccio è la Groenlandia, responsabile di un aumento del livello del mare di 18,1 millimetri, mentre l’Antartide ha contribuito per 13,3 millimetri. Il tasso di perdita della Groenlandia è cresciuto in modo esponenziale, passando da circa 60 miliardi di tonnellate all’anno negli anni Ottanta a 264 miliardi negli anni 2010.
L’Antartide, invece, ha visto il proprio tasso di perdita salire da circa 48 miliardi di tonnellate all’anno negli anni Ottanta a 202 miliardi negli anni 2010. Gli anni più recenti (2020–2023) hanno registrato un rallentamento temporaneo della perdita di ghiaccio, dovuto a nevicate da record sull’Antartide orientale e a estati più miti in Groenlandia. Tuttavia, gli scienziati avvertono che si tratta di oscillazioni di breve periodo sullo sfondo di una chiara tendenza di lungo termine, non di un’inversione della perdita di ghiaccio. La serie storica mostra che le perdite di ghiaccio sono cresciute rapidamente a partire dagli anni Novanta.
La Groenlandia, prossima all’equilibrio negli anni Settanta, ha visto il proprio tasso di perdita aumentare in modo drastico. L’Antartide, pur mostrando un aumento del tasso di perdita, ha registrato un rallentamento negli ultimi anni, in parte compensato da nevicate in aumento. La continuità di una serie di mezzo secolo sul comportamento delle calotte glaciali è considerata fondamentale per prevedere i rischi per le centinaia di milioni di persone residenti nelle zone costiere a bassa quota.



