Per la prima volta, i ricercatori dell’Università degli Studi di Perugia (Unipg) hanno identificato un meccanismo intracellulare della leucemia linfatica cronica, la forma più frequente di leucemia dell’adulto. La scoperta, pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie più efficaci e mirate. I ricercatori hanno dimostrato come le cellule leucemiche sfruttino un sistema interno, regolato dalle proteine Rab, per mantenere attiva la via di NOTCH1, essenziale per la loro sopravvivenza e resistenza. L’inibizione di queste proteine riduce l’attivazione di NOTCH1 e induce la morte delle cellule tumorali, un risultato che potrebbe rivoluzionare il trattamento della malattia.
Un progetto finanziato da Airc per la ricerca sul cancro
La ricerca è parte di un progetto quinquennale sostenuto dalla Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro, con un finanziamento di 1,4 milioni di euro. Il progetto, coordinato dal professor Paolo Sportoletti, docente della Sezione di Ematologia dell’Università degli Studi di Perugia, mira a identificare nuove vulnerabilità delle cellule tumorali e a tradurre le scoperte biologiche in opportunità terapeutiche per i pazienti. L’obiettivo è sviluppare trattamenti sempre più specifici e mirati, riducendo i danni collaterali. La scoperta, ancora in corso, rappresenta un passo avanti significativo nella comprensione dei meccanismi che sostengono la crescita delle cellule tumorali.
Secondo i ricercatori, la cellula leucemica è in grado di sfruttare il proprio sistema di traffico interno, regolato dalle proteine Rab, per mantenere attiva la via di NOTCH1. Questo meccanismo permette alle cellule tumorali di sopravvivere e resistere ai trattamenti. Lo studio ha dimostrato che l’inibizione di queste proteine riduce l’attivazione di NOTCH1 e induce la morte delle cellule leucemiche. La scoperta, ottenuta grazie a un’intuizione scientifica della dottoressa Emanuela Rosati, ha portato a una comprensione più approfondita dei processi intracellulari che sostengono la crescita delle cellule tumorali.
Le cellule leucemiche sfruttano il traffico intracellulare
“I risultati ottenuti evidenziano l’importanza di studiare non solo le alterazioni genetiche, ma anche i processi intracellulari che sostengono la crescita delle cellule tumorali”, ha sottolineato la dottoressa Filomena De Falco, una delle prime autrici dello studio. Comprendere questi meccanismi significa individuare nuove vulnerabilità biologiche che potrebbero essere sfruttate in futuro per sviluppare trattamenti sempre più efficaci. La ricerca, condotta in collaborazione con la Sezione di Ematologia dell’Università degli Studi di Perugia, rappresenta un importante contributo alla comprensione dei meccanismi che sostengono la malattia.
La ricerca, ancora in corso, potrebbe portare a nuove terapie mirate e più efficaci per i pazienti affetti da tumori del sangue. I ricercatori dell’Unipg hanno dimostrato come l’inibizione di certe proteine possa ridurre l’attivazione di NOTCH1 e indurre la morte delle cellule leucemiche, un risultato che potrebbe rivoluzionare il trattamento della leucemia linfatica cronica. La scoperta, pubblicata su una rivista scientifica internazionale, rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro questa forma di cancro.
- Scoperta di un meccanismo intracellulare nella leucemia linfatica cronica
- Finanziamento da parte della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro
- Identificazione di nuove vulnerabilità delle cellule tumorali
La ricerca ha dimostrato che l’inibizione di queste proteine riduce l’attivazione di NOTCH1 e induce la morte delle cellule leucemiche. Questo risultato potrebbe aprire nuove strade per lo sviluppo di terapie più specifiche e mirate, con un impatto significativo sulla cura della leucemia linfatica cronica. I ricercatori dell’Unipg, con il loro lavoro, hanno contribuito a un progresso scientifico che potrebbe migliorare la qualità della vita dei pazienti.



