La legge elettorale Melonellum ha visto il suo primo passo concreto al Senato, dove è stata approvata con 113 voti a favore e 71 contrari. Il testo, voluto in modo deciso dalla presidente Giorgia Meloni, ha riacceso il dibattito su una riforma che mira a rafforzare la rappresentatività e la governabilità, pur mantenendo un equilibrio tra proporzionalità e premio di maggioranza. Tuttavia, la premier non sembra del tutto convinta della solidità del suo centrodestra, che ha mostrato segni di divisione e incertezza nel corso del voto.
Un accordo al ribasso, ma non tutti sono soddisfatti
Il testo approvato al Senato è il risultato di un accordo tra leader del centrodestra, ma non ha soddisfatto tutte le esigenze delle deputate. L’emendamento che reintroduce le preferenze, pur se accolto, ha suscitato critiche per non aver garantito un equilibrio di genere nei capilista, che restano bloccati e scelti dai partiti. Non stiamo votando una legge perfetta, ha detto Roberto Rosso, che ha sostituito Stefania Craxi in dichiarazione di voto, ma ha sottolineato che il Melonellum «risponde a tre esigenze fondamentali: la rappresentatività, la responsabilità e la governabilità».
La partita è delicata, la fiducia non è ancora garantita
Nonostante l’approvazione al Senato, la partita non è ancora conclusa. Il testo dovrà tornare a Montecitorio per la seconda lettura e l’approvazione definitiva, fissata per il 28 settembre. L’obiettivo è evitare le complicate procedure dell’inizio della sessione di Bilancio, ma il rischio che un voto segreto bocci nuovamente l’esecutivo resta alto. Facciamo un passo alla volta, ha detto Elisabetta Casellati, ministra alle Riforme, ma la sua fiducia nella tenuta della maggioranza non è del tutto convinta. Le opposizioni, in particolare, hanno rimarcato i profili di incostituzionalità del testo e sono pronte a sollevare un conflitto davanti alla Corte costituzionale. Anche Forza Italia ha mostrato una freddezza non del tutto sincera, con Roberto Rosso che ha espresso un’opinione ambigua su come il testo potrebbe evolversi alla Camera. «Non vedo uno scoglio, sono ottimista che passerà alla Camera», ha detto Casellati, ma la sua ottimismo non è del tutto condiviso.
Il Melonellum, pur se approvato al Senato, rimane un testo che non ha risolto tutte le tensioni interne al centrodestra. La premier Meloni, pur avendo ottenuto il primo via libera, non sembra del tutto convinta della coesione del suo gruppo di governo. Il rischio di una divisione interna, soprattutto in vista delle prossime elezioni, resta un fattore di incertezza. La legge elettorale, se approvata definitivamente, potrebbe modificare il quadro politico italiano, ma per ora la partita è ancora in sospeso.
Le liste o coalizioni devono indicare nel programma il nome del candidato presidente da proporre, i capilista invece sono bloccati e scelti dai partiti, poi i cittadini potranno esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere, in una lista di sei candidati. Lo sbarramento è al 10 per cento per le coalizioni e al 3 per cento per le liste singole o coalizzate, tuttavia tutte le liste – anche quelle sotto al 3 – concorrono a determinare il peso della coalizione. Infine, le circoscrizioni Estero si riducono da 8 a 3 e aumenta da 1.500 a seimila il numero di firme per collegio da raccogliere per i partiti che non hanno eletti in Parlamento.
Se la legge passasse in via definitiva alla Camera, tuttavia, c’è un ulteriore ostacolo da superare. Anche in aula le opposizioni hanno rimarcato i profili di incostituzionalità del testo e sono pronte a sollevare un conflitto davanti alla Corte costituzionale. A redigere il ricorso sono già all’opera i costituzionalisti che hanno sottoscritto l’appello “Torniamo alla Costituzione”, per una disfida che dal Parlamento potrebbe finire davanti i giudici della Consulta. La premier Meloni, pur avendo ottenuto il primo via libera, non sembra del tutto convinta della coesione del suo gruppo di governo. Il rischio di una divisione interna, soprattutto in vista delle prossime elezioni, resta un fattore di incertezza. La legge elettorale, se approvata definitivamente, potrebbe modificare il quadro politico italiano, ma per ora la partita è ancora in sospeso.



