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mercoledì 16 Settembre 2026

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Economia

Puglia in Piano di rientro anche nel 2027, il deficit sanitario persiste

La Puglia rimarrà in Piano di rientro nel 2027 a causa del deficit sanitario, con le Regioni che chiedono un aumento delle risorse.

Il deficit sanitario persiste in Puglia e altre Regioni

La Puglia rimarrà in Piano di rientro anche nel 2027 a causa del persistente deficit sanitario, come ha confermato il direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, Walter Bergamaschi, durante l’audizione in commissione Affari sociali della Camera. Il bilancio regionale, pur mostrando un miglioramento rispetto al passato, continua a registrare un disavanzo che impedisce l’uscita dal piano. Il deficit, che si aggira intorno ai 350 milioni di euro registrati nel 2025, ha costretto il governatore Antonio Decaro a incrementare l’Irpef, con effetti che si protrarranno almeno per altri 18 mesi.

Il problema non è limitato alla Puglia: altre Regioni, come Abruzzo, Calabria e Sicilia, presentano criticità sia sul piano contabile che nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. Il percorso di risanamento, sebbene abbia permesso a regioni come Liguria, Sardegna e Piemonte di uscire dal Piano, non ha risolto le sfide finanziarie in tutto il sistema sanitario nazionale. Bergamaschi ha sottolineato che, rispetto al disavanzo complessivo di circa 6 miliardi di euro registrato in passato, oggi quasi tutte le Regioni, con l’eccezione del Molise, presentano bilanci in equilibrio o disavanzi entro il 5%, comunque coperti attraverso risorse fiscali o bilanci regionali.

Le Regioni chiedono maggiore flessibilità e risorse

Le Regioni chiedono maggiore flessibilità e un aumento delle risorse

Le Regioni, attraverso il coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimo Fabi, hanno espresso la necessità di superare il vincolo di destinazione delle risorse della sanità regionale. «L’approccio a silos – ha spiegato Fabi – impedisce di compensare i fondi inutilizzati in un settore con quelli carenti in un altro». Inoltre, le Regioni invocano un incremento sostanziale delle risorse del Fondo sanitario nazionale, sottolineando che «è inimmaginabile garantire i Livelli essenziali di assistenza senza un adeguato finanziamento». Fabi ha anche sottolineato che «la stima della spesa sanitaria è costantemente superiore al finanziamento disponibile, con un gap progressivo che ci preoccupa».

Secondo Fabi, tra i criteri per l’uscita dai Piani di rientro potrebbero essere considerati «il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario oppure un miglioramento costante nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, riscontrato per un periodo di due o tre anni». Tuttavia, il percorso di uscita non è semplice: «alcune Regioni, come si è visto anche nel caso della Campania, faticano molto a uscire dai Piani, trovandosi ad affrontare una via crucis». Il problema si complica ulteriormente considerando che lo sforamento si ripeterà anche nel 2026, con il bilancio in rosso già di circa 160 milioni a giugno.

Il quadro non sembra migliorare di molto, con le Regioni che chiedono regole certe per determinare l’uscita dai Piani di rientro dal deficit sanitario. «Servono regole certe per determinare l’uscita delle Regioni dai Piani di rientro dal deficit sanitario, regole oggi assenti nella normativa», ha sottolineato Fabi. L’obiettivo, però, non è solo l’uscita dai Piani, ma anche la piena realizzazione di obiettivi come le Case e gli Ospedali di comunità, che richiedono un aumento del tetto di spesa, considerato ormai anacronistico.

  • La Puglia rimarrà in Piano di rientro anche nel 2027
  • Il deficit sanitario persiste in diverse Regioni
  • Le Regioni chiedono maggiore flessibilità e risorse
  • Il Fondo sanitario nazionale deve essere incrementato
  • Le Regioni auspicano regole certe per l’uscita dai Piani

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