Una startup italiana, fondata da un’architetta e un machine learning engineer, ha sviluppato un sistema basato sull’intelligenza artificiale che permette di arredare casa in pochi secondi. L’obiettivo è ridurre il tempo e i costi per chi non ha accesso a professionisti del settore. «Non tutti possono permettersi un architetto», spiega Lora Fahmy, co-founder di Elephantroom, una startup che mira a democratizzare l’accesso al design. L’idea nasce da un problema concreto: arredare casa richiede tempo, attenzione e un budget spesso inaccessibile per tanti.
AI per semplificare il design e il consumo
Elephantroom utilizza l’intelligenza artificiale per progettare ambienti e collegare le idee degli utenti ai prodotti realmente acquistabili. L’utente indica ambiente, stile e preferenze, e il sistema propone una disposizione e una selezione di arredi, modificabili all’interno del progetto. L’obiettivo è ridurre il lavoro necessario per passare dall’idea alla progettazione. «Non ho studiato cinque anni per passare il tempo a mandare mail ai brand», racconta Fahmy, sottolineando come il tempo perso nella ricerca di prodotti e nella comunicazione con i brand sia un problema comune per architetti e interior designer.
La piattaforma cerca di collegare la progettazione a un catalogo di prodotti reali.
La startup mira a offrire un supporto a chi non si rivolge normalmente a un professionista. «Tutti vorrebbero un po’ un architetto quando hanno bisogno di arredare», dice Fahmy. Tuttavia, il problema è che non tutti possono permettersi una consulenza professionale. La founder riceve centinaia di richieste da persone che chiedono aiuto per progettare casa e ha visto nell’AI uno strumento per offrire almeno una parte di quel supporto. «Io lo vedo semplicemente come se fosse un superpotere per architetti», spiega, sottolineando che l’AI potrebbe occuparsi della parte più ripetitiva del lavoro, lasciando al professionista le decisioni progettuali e il rapporto con il cliente. Il sistema potrebbe anche aumentare la capacità di accettare clienti. «Invece che poter prendere un cliente, due clienti, tre clienti al massimo al mese, ne può prendere il doppio, il triplo, anche il quadruplo volendo», spiega Fahmy. L’obiettivo è quindi non solo semplificare il lavoro, ma anche rendere il design più accessibile a un pubblico più ampio.
Un’opportunità per il design italiano
La startup ha anche un’importante componente legata al mercato del design italiano. «Tante persone con cui parlo mi dicono: “Io non conosco niente oltre a IKEA”», racconta Fahmy. Secondo la founder, una parte del problema dei marchi italiani non è soltanto la qualità o il prezzo dei prodotti, ma la difficoltà di raggiungere persone che non frequentano showroom, fiere e il circuito tradizionale del design. «Ci sono tantissimi brand, tantissimo talento in Italia in questo settore come in nessun altro al mondo», spiega, sottolineando che la piattaforma potrebbe aiutare a superare questa bariera.
La piattaforma cerca di diventare un intermediario tra designer e consumatori.
Elephantroom cerca quindi di diventare un intermediario tra designer e consumatori, anche all’estero. La piattaforma permette ai brand di inserire i propri prodotti nel catalogo, ma non decide in modo diretto quali prodotti l’utente vedrà per primi. «Il suggerimento del prodotto è agnostico», spiega Fahmy. «L’unica risorsa o l’unica fonte per noi è il catalogo», aggiunge, sottolineando che i brand pagano per rendere disponibili i propri prodotti, ma non per influenzare le preferenze dell’utente.



