Nel carcere di Taranto, nella mattinata di oggi, mercoledì 16 settembre 2026, un detenuto originario di Foggia ha aggredito un agente di polizia penitenziaria, colpendolo con un pugno all’occhio e mandandolo in ospedine. L’episodio, descritto come un atto di violenza grave, ha suscitato preoccupazione tra i sindacati e le istituzioni, che chiedono interventi urgenti per garantire la sicurezza del personale e dei detenuti.
Aggressione e reazioni istituzionali
Secondo quanto riferito da TarantoToday, il detenuto, 30 anni, con posizione giuridica “giudicabile”, non nuovo a comportamenti violenti, ha tentato di essere messo a lavorare senza seguire le procedure previste. In maniera improvvisa, ha aggredito un agente, colpendolo con un pugno all’occhio. L’uomo è stato immediatamente soccorso, portato in infermeria e poi al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata.
La violenza nei carcere non è un problema marginale.
I sindacati di polizia penitenziaria, come il Sappe, hanno denunciato l’assenza di misure concrete per contrastare la violenza che colpisce i poliziotti e i detenuti più deboli. Secondo le dichiarazioni del sindacato, i prepotenti vengono lasciati “indisturbati” e liberi di agire, senza essere trasferiti in sezioni con regimi carcerari più severi. L’articolo 14 bis e l’articolo 32 dell’ordinamento penitenziario, che prevedono sospensioni di benefici e trasferimenti, non vengono applicati.
Chiesto intervento urgente per la sicurezza
Il Sappe ha chiesto alle istituzioni di intervenire con urgenza, “costringendo il Ministro ed il DAP all’applicazione degli strumenti previsti dall’ordinamento penitenziario e mettendo la Polizia Penitenziaria nelle condizioni di lavorare in sicurezza”. Tra le richieste, la dotazione di taser o spray al peperoncino per difendersi. “La sicurezza degli agenti non può essere considerata un costo collaterale dell’esecuzione della pena”, ha sottolineato il sindacato.
La mancanza di supporto organico espone i poliziotti a rischi inaccettabili.
Secondo una dichiarazione congiunta di Pasquale Montesano e Angelo Sciabica, segretari di Osapp e sindacati locali, l’episodio dimostra la pericolosità quotidiana affrontata dagli agenti. “Gestire soggetti recidivi, legati alla criminalità organizzata e refrattari alle regole, in contesti privi del necessario supporto organico, espone il personale a rischi inaccettabili fin dall’inizio del turno”, hanno affermato.
Un problema strutturale e non episodico
Le violenze in carcere non sono un fenomeno isolato, ma un problema strutturale che richiede interventi mirati. I sindacati hanno sottolineato come la mancanza di misure preventive e di supporto alle forze dell’ordine abbia portato a situazioni di rischio per chi lavora in questi contesti. L’aggressione di oggi rappresenta un ulteriore segnale di allarme, che non può essere ignorato.



