Zte, multinazionale cinese leader mondiale nella fornitura di reti e apparecchiature per le telecomunicazioni, ha annunciato la riduzione del proprio contingente in Italia, con 25 licenziamenti a Roma. L’azienda, che ha visto un calo dei volumi di business, ha deciso di procedere a un taglio del personale, concentrando i propri sforzi su poche sedi strategiche. La sede di via Laurentina, l’unica presente a Roma, è al centro di questa decisione, che fa parte di un più ampio piano di riduzione che coinvolge l’intero territorio nazionale, con un totale di 81 licenziamenti su 177 dipendenti, ovvero il 45 per cento.
La decisione di Zte di ridurre il personale in Italia ha suscitato reazioni tra i sindacati e i lavoratori. A Roma, 25 dipendenti sono stati comunicati come “in eccesso” a causa della riduzione delle commesse. Secondo quanto riferito da un lavoratore romano, la procedura di licenziamento collettivo è in atto, e per i dipendenti non coinvolti, sarà abolito lo smart working. La segretaria della Slc Cgil, Barbara Cosimi, ha spiegato che l’azienda ha ridotto i volumi di business e non giustifica più la presenza di tutti i lavoratori. Tuttavia, ha sottolineato che Zte è un colosso con un fatturato di 20 miliardi di dollari e quindi dovrebbe garantire soluzioni non traumatiche per i dipendenti.
La crisi che colpisce Zte in Italia è legata a una contrazione dei margini e alle tensioni geopolitiche. Secondo un dipendente, l’azienda ha visto un calo dei volumi di business, che ha portato a una riduzione del personale. Tuttavia, il lavoratore ha ricordato che nel 2017 l’azienda aveva registrato un forte incremento, attirando molti dipendenti con prospettive di crescita e retribuzioni competitive. I settori in crisi sono quelli dell’Engineering Services e del Technical Delivery, che supportano l’IT per le macchine. I dipendenti coinvolti si occupano di gestione delle frequenze, infrastrutture per il traffico dati mobile e apparati Radio Access Network (RAN), ovvero reti mobili e 5G, nonché di sviluppo e manutenzione delle reti fisse di telecomunicazione.
La segretaria Cosimi ha anche sottolineato che l’azienda non aveva mai riconosciuto una situazione di sofferenza prima di un paio di assemblee sindacali. Anche se i volumi sono calati, ha ricordato che negli anni scorsi Zte ha fatturato molto e quindi potrebbe investire per gestire le crisi. Tuttavia, la decisione di ridurre il personale ha suscitato preoccupazioni per l’impatto sull’occupazione qualificata a Roma e sul territorio nazionale.
Le sigle di categoria hanno espresso l’intenzione di fermare i tagli e di esplorare alternative come ammortizzatori sociali o soluzioni di ricollocamento. Barbara Cosimi ha spiegato che si sta già avviando la procedura di raffreddamento e si prepara uno sciopero entro un mese. I sindacati hanno tentato di trovare una mediazione e di proporre strumenti alternativi, ma per ora non c’è stata alcuna apertura da parte di Zte.
La riduzione del personale rappresenta un ulteriore passo nella trasformazione dell’azienda, che sembra concentrarsi su poche sedi strategiche e su un modello di lavoro più tradizionale. La decisione ha suscitato preoccupazioni per l’impatto sull’occupazione qualificata e sulle competenze locali, con un rischio di emorragia di posti di lavoro e competenze nel settore delle telecomunicazioni. La riduzione del personale di Zte in Italia segna un momento di tensione per i lavoratori e i sindacati, che cercano soluzioni alternative per mitigare l’impatto negativo su occupazione e competenze locali.
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