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giovedì 17 Settembre 2026

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Economia

Confindustria: contratto giusto e appalti sostenibili per garantire qualità e lavoro

Confindustria chiede contratti corretti e appalti sostenibili per migliorare qualità e condizioni di lavoro nella ristorazione collettiva.

Confindustria ha lanciato un messaggio chiaro durante l’evento IMMENSE 2026: i vantaggi fiscali devono premiare chi applica il contratto giusto, in modo da garantire una qualità elevata del servizio e condizioni di lavoro adeguate. L’obiettivo è rendere la Grande Ristorazione un settore sempre più riconosciuto come parte dell’industria italiana, con un ruolo sociale e economico rilevante. La discussione si è concentrata su come i contratti e gli appalti pubblici possano influenzare direttamente la qualità dei pasti e la stabilità del mercato.

Contratto giusto e appalti sostenibili

Il tema del contratto applicato è diventato una discriminante chiave per Confindustria. Pierangelo Albini, direttore Lavoro, Welfare e Capitale umano, ha sottolineato come il riconoscimento del “salario giusto” non debba limitarsi a una soglia retributiva, ma debba distinguere tra chi applica contratti rappresentativi e chi utilizza strumenti contrattuali che potrebbero ridurre le condizioni economiche dei lavoratori. Secondo Albini, anche gli strumenti fiscali devono seguire questa logica, premiando chi garantisce un trattamento economico conforme alla contrattazione collettiva. Per pagare correttamente chi lavora serve anche un appalto giusto, capace di riconoscere il costo reale necessario a garantire il servizio. La Grande Ristorazione, con un volume di circa 8,5 miliardi di euro, rappresenta un settore cruciale per l’economia italiana, con un impatto significativo sul benessere sociale.

La qualità del pasto e il lavoro

La qualità del pasto dipende direttamente dal lavoro svolto da cuochi, addetti alla preparazione e distribuzione, dietisti, tecnologi alimentari e responsabili di servizio. Per garantire un servizio di qualità, è necessario riconoscere il lavoro in modo adeguato, evitando condizioni di lavoro precarie e salari insufficienti. La ristorazione collettiva, con circa 150mila addetti, rappresenta un settore ad alta intensità di lavoro, dove la relazione tra condizioni di lavoro e qualità del servizio è fondamentale.

Se la Grande Ristorazione vuole essere riconosciuta come un’industria di servizi, gli appalti devono essere costruiti tenendo conto della struttura industriale necessaria a garantire migliaia di servizi ogni giorno in scuole, ospedali, università e strutture assistenziali. Il presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, ha sottolineato come il settore debba diventare un “pezzo dell’industria italiana”, con un ruolo sociale e economico riconosciuto. La revisione dei prezzi è vista come un mezzo per mantenere l’equilibrio economico sul quale si basa l’offerta. Senza una revisione adeguata, il rischio è che l’aumento dei costi venga scaricato lungo la catena, influenzando la qualità del servizio e le condizioni di lavoro.

  • La ristorazione collettiva rappresenta circa 4,5 miliardi di euro del settore.
  • Il settore impiega circa 100mila lavoratori.
  • La revisione dei prezzi è vista come un mezzo per mantenere l’equilibrio economico.

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