Il documentario Ritratto inedito del giovane Paoli, in onda il 18 settembre su Rai 3, offre una visione intima e inedita del periodo giovanile di Gino Paoli, noto come il “diavolo del rock”. L’opera, parte del festival Visioni dal Mondo, ricostruisce i primi passi dell’artista, che ha vissuto una carriera senza fine, con canzoni come La gatta, Sassi e Sapore di sale. NATO a Monfalcone, Paoli si trasferì a Genova, dove la sua vita e la sua musica trovarono forma. La docufiction, prodotta da Francesco Eramo Puoti, si concentra sui primi anni dell’artista, in un contesto storico e culturale che lo ha plasmato.
Genova e i primi passi musicali
Genova, con il suo mare, i tetti, i carrugi e le gatte, è stata la città che ha formato Gino Paoli. Lì, insieme a Giulio Frezza, Renzo Piano e Araldo Bagnasco, ha formato i “quattro amici al bar”, un gruppo di amicizie profonde, nonostante nessuno di loro fosse un musicista. Paoli, con il suo spirito ribelle e la sua passione per la musica, ha iniziato a esplorare il mondo del rock, formando la band Diavoli del Rock insieme a Tenco e Lauzi. La sua carriera ha iniziato a prendere forma con l’arrivo di Nanni Ricordi, che ha visto in lui un talento e lo ha messo sotto contratto.
La musica e le relazioni
La musica di Paoli è sempre stata legata a una profonda introspezione e a un forte senso della vita. Le sue canzoni, come Senza fine, sono diventate un patrimonio comune, ma legate a tante voci. Il documentario mostra anche i suoi amori, che hanno spesso ispirato le sue opere. Tra le figure più significative c’è Ornella Vanoni, con cui ha avuto un rapporto complesso, e Mina, con cui ha avuto un momento di tensione e di crescita. Paoli ha anche avuto un legame con Lucio Dalla, che lo ha conosciuto nel 1963, un anno cruciale per la sua carriera.
Il film mostra anche il lato più personale di Paoli, con interviste a personaggi come Pino Strabioli e Tullio Solenghi, che raccontano la sua vita e la sua arte. Alessio Boni dà voce ai suoi pensieri, mentre Eleonora Puglia incarna il mondo femminile che lo ha circondato. Il documentario si conclude con un momento emozionante: i grandi nomi della musica, tra cui Paoli, Vanoni, Vianello e altri, cantano Senza fine, un brano che rappresenta l’essenza del film.
Un mito che vive
Il regista Francesco Eramo Puoti, trentenne, ha espresso il suo profondo rispetto per Paoli, che ha rappresentato un mito anche per le nuove generazioni. Il documentario, pur essendo focalizzato sui primi anni dell’artista, offre una visione completa del suo percorso, che ha visto successi e sfide. Gino Paoli, a 90 anni, ha espresso un forte spirito di ribellione, dicendo: «La morte non mi faceva paura». Il film, in onda il 18 settembre, è un omaggio a un artista che ha lasciato un segno indelebile nella musica italiana.



