L’europeismo si esibisce solo ai funerali. È questa la conclusione di un articolo che analizza le commemorazioni di Emma Bonino e Carlo Azeglio Ciampi, due figure politiche che hanno lasciato un segno indelebile nella storia italiana e europea. Le loro esequie, ricche di retorica e di riferimenti a un’Europa che sembra sempre più distante dai cittadini, sono diventate l’occasione per rilanciare un ideale che, per molti, è ormai in crisi. La retorica, però, non convince più: i cittadini non abboccano più alle narrazioni che hanno accompagnato l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea e la sua integrazione nella moneta unica.
La commemorazione di Bonino e Ciampi ha visto l’Europa presentata come una sorta di mito, una figura che si adatta a ogni contesto, ma che non ha una sua identità vera. L’idea di un’Unione senza Costituzione, senza politica e senza popolo è diventata un’immagine ricorrente, come se l’Europa fosse un’entità astratta, un’entità che si adatta a ogni esigenza ma non ha un’anima propria. Questo è il quadro che emerge da un articolo di Gianluigi Paragone, che sottolinea come l’europeismo, pur essendo un tema centrale, non riesca più a coinvolgere i cittadini in modo significativo.
Carlo Azeglio Ciampi, ex banchiere centrale e presidente del Consiglio, è ricordato come il padre della tassa che portò l’Italia nell’euro. La trattativa per l’ingresso nell’euroclub fu un momento cruciale, ma non senza conseguenze. Il cambio fissato a 1936,27 fu un’operazione che mise l’Italia in una posizione di sottoscrizione, a guinzaglio corto di una Germania libera di volare sui mercati internazionali. L’Italia, in cambio, pagò un’alta tassa per alleggerire il debito pubblico e entrare nell’eurozona. Lì cominciarono i guai, e con essi la narrazione miracolistica dell’Europa, che si basa su fesserie come il Manifesto di Ventotene e la moneta unica.
Emma Bonino, invece, è ricordata come una figura europeista convinta, che accettò l’offerta di Della Vedova per fondare il partito +Europa. Il suo impegno fu accompagnato da finanziamenti di soggetti come Soros, che ha sempre sostenuto progetti di integrazione europea. Tuttavia, il suo europeismo non ha mai trovato un sostegno popolare significativo, e oggi si sente il peso di una mancanza di legittimazione dal basso. Anche se la modernità, vuota e fluida, si vuole spogliare di ogni identità, l’europeismo sembra essere un’idea che non riesce a trovare radici nel cuore dei cittadini.
La commemorazione di Bonino e Ciampi è diventata un’occasione per rilanciare l’idea di un’Europa che, pur essendo in crisi, cerca di sopravvivere. Tuttavia, questa sopravvivenza si basa su una retorica che non convince più. L’Europa, oggi, si esibisce solo ai funerali, come se fosse un’entità che vive solo nei momenti di lutto e di ricordo. Anche quando si parla di armamento o di difesa, l’Europa si mostra come un’entità che non ha più una sua identità reale. La presidente Ursula von der Leyen, ad esempio, ha dovuto raccontare fesserie nel discorso sull’Unione, davanti a un Parlamento europeo che non la sostiene più.
La mancanza di legittimazione popolare è un problema che non si risolve con le commemorazioni. L’Europa ha bisogno di un’identità reale, di una politica che risponda alle esigenze dei cittadini e non solo a quelle dei poteri forti. Il caso di Giorgia Meloni, che ha scelto una strada in controtendenza rispetto all’europeismo, mostra come l’UE possa trovare nuove vie per sopravvivere. Ma per farlo, deve smettere di esibirsi solo ai funerali e trovare un nuovo senso di appartenenza, non solo per chi è morto, ma per chi vive e cerca un futuro diverso.
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