Il 46% delle imprese italiane ha risentito degli effetti della guerra, secondo l’indagine congiunturale di Federmeccanica, che ha rilevato un peggioramento della situazione nel settore metalmeccanico. L’allarme lanciato da Federmeccanica, con la 179esima edizione della sua Indagine, sottolinea come le tensioni geopolitiche e la volatilità dei costi energetici continuino a pesare sull’attività delle imprese manifatturiere. La produzione industriale resta fragile, con segnali di ripresa discontinui e un calo dell’attività produttiva previsto nei prossimi mesi.
Il 46% delle imprese intervistate ritiene significativi gli effetti del conflitto, con il 34% che prevede un impatto di lunga durata. L’aumento dei costi di energia, trasporti, logistica e assicurazioni rappresenta la principale conseguenza del conflitto, come rilevato nelle precedenti indagini. Il 7% delle imprese ha dichiarato di aver trasferito quasi integralmente l’aumento dei costi sui prezzi di vendita, mentre il 29% ha registrato un trasferimento trascurabile. Il 19% ha segnalato un trasferimento ridotto, e il 18% un trasferimento parziale.
Le previsioni per i prossimi mesi indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione. Il 20% delle imprese prevede incrementi di produzione, a fronte del 27% che prevede contrazioni. Il 26% delle imprese ha dichiarato un aumento delle consistenze in essere del portafoglio ordini, in calo rispetto al 32% della scorsa rilevazione. La percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale è rimasta elevata, al 11%. Il 70% delle imprese non prevede modifiche alla forza lavoro, con il 13% che anticipa aumenti e il 14% ridimensionamenti.
Il 23% delle imprese ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione aziendale, con il 12% che ha già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Il 3% prevede un’attivazione nei prossimi tre mesi, mentre il 8% è in fase di valutazione. La tenuta del settore è sostenuta soprattutto dalle fabbricazioni di autoveicoli e rimorchi, che hanno registrato un aumento congiunturale del 3,2% e tendenziale del 13,4%. Al contrario, la produzione di apparecchiature elettriche è diminuita dell’1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.
Verso l’Unione europea, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate, con un incremento del 11,0% verso la Francia, del 5,2% verso la Germania e del 3,5% verso la Spagna. Nel primo semestre del 2026, le esportazioni sono cresciute in media dell’8,3% rispetto al 2025, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari. Le importazioni sono cresciute del 11,9%, con un saldo dell’interscambio che si attesta a circa 23 miliardi di euro. Tra i mercati extra UE, le esportazioni verso la Svizzera sono aumentate del 118,7%, grazie alle vendite di metalli preziosi, mentre quelle verso l’Asia sono in calo, con riduzioni del 4,1% in Cina, del 10,2% in India e del 3,0% in Giappone.
Le richieste di Cassa Integrazione Guadagni (Cigs) hanno superato quelle di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo), con 73,1 milioni di ore autorizzate rispetto a 50,7 milioni. La crescita della Cigs è riconducibile soprattutto all’aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali, a fronte del calo di quelle destinate ai contratti di solidarietà. La produzione nel settore è stata contrastante nei diversi comparti, a causa dell’eterogeneità del settore metalmeccanico, che include una vasta gamma di attività produttive e imprese di diverse dimensioni. La vicepresidente di Federmeccanica, Alessia Miotto, ha dichiarato: “La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese. I segnali della nostra indagine diventano tanti indizi che fanno una prova e anche qualcosa di più. Potrebbe essere già una sentenza”. L’appello di Federmeccanica è rivolto al governo dell’Europa e del Paese, chiedendo di unire le forze per proteggere l’industria in generale e la metalmeccanica in particolare.
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