Medici e Cpr, tensione tra salute e sicurezza. L’inchiesta in corso in tutta Italia ha messo in luce una situazione di conflitto tra chi opera per la tutela della salute pubblica e chi si occupa della sicurezza dei cittadini. L’operazione, che ha visto perquisizioni all’alba e trasferimenti in questura, riguarda medici che si occupano della salute dei migranti, in particolare quelli appartenenti alla Società italiana di medicina della migrazione (Simm). Questi ultimi sono stati accusati di aver redatto certificati falsi e di aver diffuso fac-simili per prevenire l’accesso ai centri di accoglienza per rifugiati (Cpr). La situazione ha suscitato reazioni forti, con il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, Filippo Anelli, che ha sottolineato che i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura.
Strutture appaltate e responsabilità non chiare
Le strutture dei Cpr, pur essendo appaltate ai privati, non sono gestite direttamente dalle istituzioni pubbliche. Questo ha portato a una situazione in cui le condizioni sanitarie dei centri e dei loro “ospiti” non sono sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale, ma affidate a professionisti privati scelti dai responsabili delle strutture. Questi ultimi, si spera, rispettino la deontologia della loro professione e abbiano il coraggio di opporsi a pratiche sbrigative. Tuttavia, l’inchiesta ha evidenziato come questa distanza tra ruoli possa generare tensioni, soprattutto quando la sicurezza viene intesa anche come protezione dalla diffusione di malattie infettive in centri insalubri.
La polizia si sente legittimata a comportamenti intimidatori. L’inchiesta si è allargata a macchia d’olio, coinvolgendo anche coloro che erano in contatto con i medici del Simm anche per una sola mail o telefonata. Con il risultato che all’alba di mercoledì la polizia si è presentata a casa di più di 20 medici in giro per l’Italia, tra cui due dottoresse dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, per requisire ogni supporto elettronico e trasferirle in questura per un defatigante interrogatorio dalle 5:30 a tarda sera.
Intimidazioni e accuse di associazione a delinquere
La caccia alle streghe, come la definisce un commento del presidente Anelli, ha portato a accuse di associazione a delinquere, anche se nessuna accusa è confermata da un’autorità terza. Questi episodi, pur apparentemente minori, segnalano un quadro di intimidazioni che potrebbe portare al sopruso. La destra, in particolare, ha reagito con una canea scatenata contro i medici, accusandoli di non essere No-vax come avrebbero voluto alcuni esponenti politici.
La tensione tra salute e sicurezza non è solo un problema di competenze. L’Ordine dei medici ha chiarito che i medici non possono essere condizionati dal giudizio clinico per motivi di sicurezza. Questo ha richiamato alle responsabilità la classe di governo e gli apparati di sicurezza, che vengono talvolta utilizzati per mettere in riga chi osa dissentire. La tensione tra salute e sicurezza, quindi, non è solo un problema di competenze, ma anche di diritti e libertà.
La questione non si limita ai medici, ma coinvolge anche la gestione dei Cpr e la responsabilità dello Stato nel tutelare il diritto alla salute. Mentre alcuni esponenti politici rimangono in Parlamento nonostante accuse di connivenza con gruppi criminali, i medici vengono etichettati come criminali senza alcuna conferma. Questo contrasto evidenzia una situazione in cui la politica e la giustizia sembrano non sempre allinearsi con i principi di legalità e deontologia.



