Il 26 ottobre inizia il processo per strage di Castel D’Azzano, con l’udienza davanti alla Corte d’Assise di Verona, dove saranno giudicati i fratelli Franco, Maria Luisa e Dino Ramponi. I tre sono accusati di aver causato la morte di tre carabinieri nell’esplosione del loro casolare il 14 ottobre 2025. La difesa, guidata dall’avvocato Luciano Arcudi, ha presentato una tesi difensiva basata sulla volontà di suicidio dei fratelli, pur di non consegnare l’immobile, visto come un simbolo di ingiustizia. L’incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere è stato rigettato, mentre i due fratelli reclusi, Dino e Maria Luisa, non hanno partecipato all’udienza.
La difesa afferma volontà di suicidio, non omicidi
L’avvocato Luciano Arcudi ha sottolineato che i fratelli Ramponi non avevano intenzione di uccidere, ma volevano suicidarsi pur di non consegnare l’immobile. «Loro volevano suicidarsi pur di non consegnare la casa, perché secondo loro vittime di un’ingiustizia», ha detto Arcudi durante l’udienza. La difesa ha cercato di dimostrare l’estraneità del concorso di colpa, sostenendo che il comportamento dei fratelli non era omicidiario, ma suicidiario. Durante l’interrogatorio, Franco Ramponi, l’unico presente in aula, non ha fatto dichiarazioni spontanee.
Fiducia nella magistratura, non nella giustizia
Fredile Bernadello, padre del carabiniere Davide Bernardello, ha espresso fiducia nella magistratura, sia inquirente che giudicante. «Non posso dire che siamo soddisfatti perché quello che succederà in Tribunale non potrà certo restituirci il nostro Davide, però siamo fiduciosi in una giusta sentenza», ha affermato. L’udienza ha visto la presenza di alcuni dei feriti e parenti delle vittime, che hanno seguito le dichiarazioni in aula. La difesa ha anche sottolineato che i fratelli non avevano intenzione di uccidere i carabinieri né altre persone.
La Gup ha rigettato tutte le richieste delle difese, tra cui l’istanza di non luogo a procedere per strage, avanzata dall’avvocato Enrico Bastianello, che difende Dino Ramponi. L’incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere è stato respinto, con l’ausilio di una perizia. Il processo si aprirà il 26 ottobre davanti al collegio presieduto da Raffaele Ferraro. La difesa continuerà a insistere sulla tesi del suicidio, cercando di dimostrare l’estraneità del concorso di colpa. La strage di Castel D’Azzano ha causato la morte di tre carabinieri nell’esplosione del casolare dei fratelli Ramponi. L’episodio ha suscitato grande indignazione e dibattito pubblico, con accuse di criminalità e di mancanza di controllo da parte delle autorità. La famiglia delle vittime, pur provata, ha espresso fiducia nella giustizia, sperando in una sentenza equa e giusta.



