Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrerà nei prossimi giorni a New York alti rappresentanti dei paesi del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman, per discutere le prossime mosse nella guerra con l’Iran e per delineare una strategia post-bellica. L’incontro, che si terrà durante la Settimana di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma a New York dal 18 al 28 settembre, è stato reso noto da fonti attendibili. Trump ha espresso fiducia nella fine del conflitto, affermando che «quella guerra finirà molto presto».
L’incontro, che potrebbe includere anche leader di altri paesi arabi e musulmani, si concentrerà sulle idee degli Stati Uniti per una strategia post-bellica, mentre Trump e i suoi collaboratori più stretti lavorano a un piano per la fase successiva al conflitto. La definizione di tale piano è prevista dopo le elezioni di metà mandato. L’evento rappresenta un tentativo di rafforzare i rapporti con i paesi del Golfo, che sono stati coinvolti in modo diretto nel conflitto con l’Iran. Nonostante le dichiarazioni di Trump, l’ex diplomatico iraniano Abbas Khameyar ha respinto le affermazioni del presidente, sostenendo che non ci sono stati ulteriori tentativi di negoziato da parte dell’Iran. Khameyar ha sottolineato che le dichiarazioni di Trump hanno lo scopo di gestire il mercato energetico e di attrarre l’elettorato americano, senza un reale interesse per un accordo con Teheran.
Le tensioni si fanno sentire anche a livello internazionale.
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti si fanno sentire anche a livello internazionale. L’Iran ha ordinato l’espulsione di un diplomatico svedese entro 48 ore in risposta alla decisione della Svezia di espellere un membro dell’ambasciata iraniana a Stoccolma. La diplomazia iraniana ha definito la decisione svedese «ingiustificata e contraria al diritto internazionale». Inoltre, un drone americano MQ-9 è stato abbattuto dai Pasdaran nei cieli dell’isola di Qeshm, come riferito da fonti iraniane. Le conseguenze del conflitto si fanno sentire anche sul mercato energetico. Il numero di navi mercantili che hanno attraversato lo stretto di Hormuz ieri si è ridotto a sole tre unità, rispetto alle 12 del giorno precedente e ben al di sotto della media decennale di circa 17. Questo calo ha sollevato preoccupazioni per la sicurezza delle rotte commerciali.
Le accuse del Dipartimento di Stato riguardano i funzionari palestinesi.
Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che i funzionari palestinesi, tra cui il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, non hanno rispettato gli impegni assunti in precedenti accordi per cercare la pace con Israele. L’amministrazione Trump ha negato nuovamente i visti alla delegazione palestinese che avrebbe dovuto partecipare all’incontro annuale dei leader mondiali presso le Nazioni Unite. Inoltre, il dem americano Gregory Meeks ha espresso opposizione alla vendita di bombe da 900 chili a Israele, temendo che possano essere utilizzate senza rispettare il diritto internazionale.
Le dichiarazioni di Trump, sebbene a sostegno di una strategia di pace, non hanno convinto tutti. Mentre il presidente si mostra fiducioso, i leader regionali e i diplomatici continuano a mettere in discussione la sua visione e le sue azioni. La situazione resta complessa e le prossime mosse potrebbero avere conseguenze significative sia per la regione che per il mondo.
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