Le Camere penali italiane hanno espresso un giudizio severo sui candidati al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), sottolineando che molte candidature sono frutto dell’influenza delle correnti interne al mondo giudiziario. L’Unione camere penali italiane ha criticato il legame troppo stretto tra il ruolo di consigliere togato e le correnti, sottolineando come alcuni nomi presenti nelle liste siano espressione di posizioni associative consolidate. La critica arriva in un contesto in cui le elezioni al Csm si avvicinano, con un clima di tensione che si sta intensificando.
Le Camere penali si scagliano contro le correnti
Secondo quanto emerso da un comunicato dell’Unione camere penali italiane, le associazioni penaliste hanno stigmatizzato la persistente influenza delle correnti nelle nomine del Csm. «Molte candidature continuano ad essere espressione delle correnti», ha sottolineato un comunicato, ritenendo che questo rappresenti un passato che «già conosciamo». L’organizzazione ha anche criticato il fatto che alcune liste includano ex presidenti e segretari dell’Anm, nonché esponenti che da anni occupano ruoli di primo piano all’interno delle associazioni magistrati.
Le Camere penali vedono un legame troppo forte tra candidati e correnti.
La critica è arrivata in un momento in cui il dibattito sull’autoriforma del sistema giudiziario è in primo piano. L’Unione camere penali italiane ha espresso apprezzamento per il tentativo del gruppo Altra Proposta di rompere il meccanismo tradizionale, selezionando magistrati estranei alle associazioni e all’Anm negli ultimi cinque anni. «Hanno liberamente accettato di candidarsi senza rappresentare il Comitato che li ha individuati», ha sottolineato la comunicazione. Tuttavia, la stessa organizzazione ha espresso preoccupazione per il fatto che molte candidature siano ancora legate a posizioni associative consolidate.
La reazione di Area e Giovanni Zaccaro
La critica delle Camere penali ha suscitato reazioni da parte di gruppi magistrati, tra cui Area. Il segretario di Area, Giovanni Zaccaro, ha espresso disapprovazione per l’ossessione delle Camere penali verso le associazioni dei magistrati. «Non mi capacito dell’ossessione delle camere penali verso le associazioni dei magistrati, fino addirittura a sponsorizzare espressamente alcuni candidati togati ed a denigrare i candidati con precedenti esperienze associative», ha commentato Zaccaro. Secondo lui, le Camere penali si stanno lasciando alle spalle l’agonismo polemico delle campagne referendarie, che hanno spesso alimentato tensioni interne al sistema giudiziario.
Le Camere penali vengono accusate di ingerenza in un dibattito interno.
La critica delle Camere penali è stata percepita da molti magistrati come un intervento inopportuno, che potrebbe influenzare il risultato delle elezioni. L’Unione camere penali italiane ha definito il dibattito sul Csm come «il banco di prova della proclamata capacità di autoriforma delle correnti e di tutta la magistratura». Tuttavia, la stessa organizzazione ha riconosciuto che il dibattito è iniziato a surriscaldarsi, con un clima di tensione che coinvolge non solo i candidati, ma anche osservatori esterni interessati all’esito del voto del 25 e 26 ottobre.



