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venerdì 18 Settembre 2026

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Schlein chiede a Meloni l’uso dei 14 miliardi UE per il clima: la proposta è vista come incomprensibile

Schlein chiede a Meloni l’uso dei 14 miliardi Ue per il clima, ma la proposta è vista come incomprensibile e non condivisa.

La politica italiana si trova di fronte a una discussione dibattuta su come utilizzare i 14 miliardi di euro concessi dalla Commissione europea per il clima. La proposta avanzata da Schlein a Meloni, che mira a sfruttare questa opportunità per accelerare la transizione energetica, è stata definita incomprensibile e non condivisa da parte di alcuni osservatori. L’obiettivo, sebbene ambizioso, solleva domande su come conciliare le priorità nazionali e le scelte strategiche a lungo termine.

Un’occasione non irrinunciabile

Secondo alcuni analisti, considerare i 14 miliardi come un’occasione irrinunciabile è sbagliato. Non si tratta di fondi già disponibili, ma di ulteriore debito da accumulare, con conseguenze economiche significative. L’importo richiesto è equivalente a una mezza manovra finanziaria, con impatti diretti sulla spesa per gli interessi da onorare. Inoltre, il costo complessivo della transizione energetica per l’Italia, secondo uno studio di Teha Group e A2A, si aggira sui 825 miliardi entro il 2050. I 14 miliardi, quindi, rappresentano solo una piccola parte di questa spesa.

La proposta non risponde a una emergenza reale, ma a una scelta strategica non condivisa.

Un confronto tra priorità

La proposta di Schlein solleva domande su come conciliare la transizione energetica con l’aumento della spesa per la difesa e la sicurezza, che è destinata a crescere dal 1,5% al 5% del Pil entro il 2035. Questo aumento, con copertura finanziaria certa, implica un incremento di oltre 113 miliardi l’anno. Se si considerano di pari necessità la transizione energetica e il riarmo, allora si dovrebbero trovare coperture strutturali per entrambi. Al momento, però, non sembra esserci un piano chiaro per farlo. Un esempio concreto è la possibilità di ridurre la spesa per il sostegno all’Ucraina e il riarmo richiesto dalla NATO, per concentrarsi sulla transizione energetica. Questo, però, richiederebbe un cambiamento di priorità che non è stato ancora chiaro. Inoltre, la mancanza di un programma condiviso tra le forze politiche ha lasciato gli alleati spiazzati, con dichiarazioni di sconcerto.

La mancanza di un piano condiviso ha reso la proposta non solo incomprensibile, ma potenzialmente controproducente.

La vera urgenza, secondo alcuni osservatori, è la costruzione di una coalizione basata su un nucleo forte di condivisione. Gli elettori hanno il diritto di sapere se una coalizione nasce da principi comuni, riforme necessarie e scelte strategiche per il futuro del Paese. Per edificare una coalizione che stia in piedi, serve un programma che impegni tutti i partecipanti, anche in caso di allargamento. Questo programma non può fondarsi sull’obiettivo di mandare a casa l’avversario, ma sulla visione di un futuro possibile e necessario.

La mancanza di un piano chiaro e condiviso ha reso la proposta di Schlein non solo incomprensibile, ma anche potenzialmente controproducente. Molti sostengono che, a un anno dal voto, offrire collaborazione alla maggioranza non fa guadagnare nuovi consensi, ma rischia di disorientare l’elettorato e di aumentare l’astensione. Per questo, serve un approccio più strutturato e condiviso, che tenga conto delle priorità nazionali e delle scelte a lungo termine.

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