La Russia si prepara a votare per il rinnovo della Duma, la camera bassa del Parlamento, in un contesto di tensione e controllo totale sul processo elettorale. Dopo quattro anni e sette mesi di conflitto in Ucraina, il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, è considerato in vantaggio, con pochi dubbi sulla sua vittoria. Le elezioni, che si terranno da venerdì a domenica, segneranno il primo rinnovo della Duma dall’inizio del conflitto, un momento visto come decisivo per il regime. Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha sottolineato l’importanza del voto, che Mosca presenta come una risposta a chi cerca di indebolire la Russia.
Un test per il potere e la guerra
Le elezioni rappresentano un test per il potere di Putin e per la sua strategia di guerra in Ucraina. Il partito di Putin, Russia Unita, ha ottenuto il 49,8% dei voti nelle ultime elezioni del 2021, conquistando 324 seggi. Ora, con il controllo totale sulle candidature e sul processo elettorale, il Cremlino cerca di garantire un risultato in linea con i suoi obiettivi. Tra i partiti che partecipano alle elezioni, quattro fanno parte dell’opposizione di sistema, che si limitano a criticare temi specifici senza mettere in discussione la guerra in Ucraina.
Secondo i sondaggi del centro statistico Levada, il sostegno a Putin rimane elevato, con il 76% degli intervistati che lo appoggia. Il 56% ritiene che le cose vadano nella giusta direzione, e il 68% sostiene le azioni delle forze armate in Ucraina. Questi dati, pur non essendo perfettamente positivi, confermano la stabilità del regime. La guerra, inoltre, ha portato conseguenze economiche e sociali, con l’inflazione e la carenza di carburante che colpiscono la popolazione. Tuttavia, il controllo del potere su ogni aspetto del processo elettorale riduce le possibilità di sorprese.
Le opposizioni si limitano a protestare senza esporsi
Yabloko, storico partito dell’opposizione, ha contestato apertamente l’intervento in Ucraina, ma è stato escluso dalle elezioni per violazioni di proprietà intellettuale. Anche i candidati di Yabloko sono stati squalificati in alcuni collegi uninominali. Al contrario, Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, e Maxim Katz hanno invitato i russi a votare per partiti diversi da Russia Unita, pur senza mettere in discussione la guerra. L’opposizione all’estero si limita a chiedere un voto di protesta, senza esporsi direttamente al rischio.
Un’elezione in un contesto di guerra ibrida
La Russia si difende da una “guerra ibrida” scatenata dall’Europa occidentale, che mira a infliggere una sconfitta strategica. Le elezioni si svolgono anche nelle quattro regioni ucraine parzialmente occupate, ufficialmente annesse alla Federazione. Questo contesto di guerra e di controllo totale rende le elezioni un momento cruciale per il regime. La partecipazione del popolo, sebbene limitata, rappresenta un simbolo di legittimità, ma non di opposizione. L’idea di un “mezzogiorno contro Putin” si ripete, ma senza rischi concreti per chi si esprime.
Le elezioni Duma rappresentano un momento di prova per il regime, in cui il controllo totale sul processo elettorale e la mancanza di opposizione significativa confermano la stabilità del potere. Nonostante le critiche e le proteste silenziose, il sostegno a Putin rimane elevato, e il conflitto in Ucraina non sembra minare la sua legittimità. Il voto, quindi, non è solo un atto politico, ma un simbolo di fedeltà al regime e alla sua strategia di guerra.



