Marco Graziano, oggi consulente tech in Silicon Valley, ha sempre creduto in un’idea audace: portare Internet a chi non aveva un computer. Negli anni Novanta, quando il web era ancora un’esperienza limitata ai monitor da scrivania, Graziano aveva già immaginato un futuro in cui la televisione sarebbe stata la porta d’ingresso per la rete. L’idea, oggi sembra quasi ovvia, fu allora un’ambizione rivoluzionaria, nata da un’esperienza di lavoro all’Olivetti, azienda che all’epoca competeva con IBM nei personal computer.
Un’azienda fondata in un’altra epoca
Teknema, l’azienda fondata da Graziano nel 1994, aveva come obiettivo un accesso a Internet senza la necessità di un computer. Il dispositivo, che si collegava al televisore con tastiera e telecomando, era pensato per la gente comune, a un prezzo accessibile. «Credetti che Internet appartenesse alla stanza più ordinaria della casa, sullo schermo più ordinario del mondo», ha spiegato Graziano. L’obiettivo era semplice: rendere la rete disponibile a tutti, senza richiedere un investimento elevato. Il web degli anni Novanta era disegnato per i monitor da scrivania e puniva la lettura a tre metri dal divano. Il dial-up era lento, e una pagina che si inceppava assassinava la promessa dell’“Internet facile” al primo minuto di ogni dimostrazione. La scommessa di Teknema, che la gente non volesse un computer, si rivelò sottilmente, fatalmente incompleta.
Un fallimento che ha dato esperienze
Nonostante l’innovazione, il progetto non raggiunse il successo previsto. «Fummo troppo in anticipo», ha ammesso Graziano. Il mercato non era pronto per un’idea così radicale, e il dispositivo, pur innovativo, non riuscì a trovare il suo pubblico. «Il nostro dispositivo accedeva a internet senza computer. Non vendevamo B2C, ma su licenza a meno di 150 dollari», ha ricordato. Graziano ha spiegato come l’onda tecnologica si è rivelata meno alta delle previsioni, ma l’imprenditore non ha lasciato la terra dell’innovazione. Il televisore è di nuovo la finestra della famiglia su Internet. Solo che la finestra adesso si chiama smart TV, le app sono il browser, la linea telefonica è diventata fibra e Wi-Fi, e il modello di licenza che facevamo girare da Menlo Park nel 1998 è semplicemente il modo in cui funziona l’industria.
La storia di Teknema non è solo una storia di tecnologia, ma anche di migrazione e formazione. Graziano, che ha lasciato l’Italia per vivere a San Mateo, ha contribuito a costruire l’ecosistema della Silicon Valley. «La California era il centro del mondo, all’epoca ancora di più perché la Cina non era quella che è oggi», ha ricordato. Molti talenti nati all’Olivetti hanno trovato nel nuovo continente un ambiente adatto alla loro crescita. Graziano, con la sua visione, ha portato con sé un’esperienza unica, che oggi si riflette in prodotti e servizi che tutti usiamo ogni giorno.
«C’è chi mi chiede se fummo troppo in anticipo. Certo che fummo troppo in anticipo. Essere in anticipo è la tassa che si paga per vedere chiaro. E la pagherei di nuovo», ha concluso Graziano. La sua storia è un esempio di come l’innovazione, anche quando non si realizza come sperato, può lasciare un’impronta duratura nel mondo digitale.



