L’ONU ha reso noto che per raggiungere la parità di genere a livello globale serviranno 171 anni, a causa di un ritmo di progresso troppo lento. Secondo il rapporto ‘Gender Snapshot 2026’, pubblicato dalle Nazioni Unite, nessun indicatore dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 5 è sulla buona strada per essere raggiunto entro il 2030. La discriminazione persiste in tutti i settori, con conseguenze gravi per le donne e per la democrazia.
La povertà colpisce più le donne: il 9,9% di esse vive in condizioni di povertà, contro il 9,5% degli uomini. La malnutrizione riguarda 1,1 miliardi di donne, con un calo di 45 milioni se si colmasse il divario. Inoltre, quasi due terzi dei paesi non forniscono alcuna protezione legale per i diritti fondiari delle donne. Il minore accesso alla sfera pubblica è riflesso anche dal possesso dei cellulari: nel 2025, il 78% delle donne ne aveva uno, contro l’87% degli uomini.
Le donne non dispongono né del proprio corpo né dei propri beni. Solo il 56,3% delle donne tra 15 e 49 anni sposate ha pieno potere decisionale sulla propria salute e sui diritti sessuali e riproduttivi. La violenza di genere è un problema grave: quasi 1 donna su 3 a livello globale ha subito violenza sessuale, anche dal partner, nel corso della sua vita. Solo negli ultimi 12 mesi, 316 milioni di donne sono state vittime di abusi del compagno.
La partecipazione delle donne nei ruoli di leadership rimane bassa. Solo il 19% dei ministri che hanno portafogli economici sono donne, così come il 26,3% dei titolati della Salute. Sono donne solo il 6% degli amministratori delegati, il 14% nel settore dell’intelligenza artificiale, e meno del 20% dei giudici delle più alte corti di giustizia. La presenza delle donne nei governi locali è ferma al 35,6% nel 2025. La partecipazione politica ha visto un miglioramento marginale: il 27,4% dei seggi assegnati a donne nel 2026, rispetto al 22,3% del 2015. Tuttavia, solo 1 paese su 4 ha i meccanismi necessari per rendere la parità di genere una priorità della spesa pubblica trasparente e tracciabile. La partecipazione ancora bassissima di donne pesa sulle quote dei bilanci pubblici a servizi essenziali per lo sviluppo anche femminile, come scuola e sanità.
Il rapporto sottolinea che “questo squilibrio mina gravemente la democrazia in quanto un paese non può sostenere pienamente i diritti umani o i principi democratici mentre metà della sua popolazione non ha una voce uguale nel processo decisionale”. Le donne sono coinvolte come negoziatori o mediatori solo in 2 processi di pace su 8 a livello globale. Nelle riunioni ufficiali, ai tavoli si vedono sempre meno donne. La riduzione dei finanziamenti alle organizzazioni per i diritti delle donne ha ulteriore impatto: sono diminuiti del 28% tra il 2023 e il 2024. A pagare il prezzo delle discriminazioni non sono solo le donne, ma tutta l’umanità. Gli effetti di questa situazione si vedono chiaramente, soprattutto in un contesto di tensioni internazionali e guerre in corso.
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