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venerdì 18 Settembre 2026

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Cronaca nera

Un ragazzo di 13 anni ha accoltellato un insegnante a Roma, esperti parlano di violenza e rete

Un ragazzo di 13 anni ha accoltellato un insegnante a Roma, esperti parlano di violenza e rete

Un ragazzo di 13 anni ha accoltellato un insegnante a Roma, un episodio che ha suscitato scalpore per la violenza compiuta e per le cause alla base del gesto. L’evento, verificatosi in una scuola romana, ha visto un giovane reagire con estrema violenza dopo aver ricevuto la comunicazione dei debiti scolastici. La registrazione dell’atto è stata diffusa sui canali digitali, dove il ragazzo l’ha presentata come “eroica”. Le autorità hanno subito avviato le indagini, sottolineando come l’episodio rappresenti un caso di violenza scolastica estremo e preoccupante.

Internet e frustrazione: i fattori chiave

Secondo la psicologa Anna Maria Giannini della Sapienza Università di Roma, l’elemento primario è la prolungata esposizione al mondo della rete. “Sono elementi molto diversi tra loro, ma tutti insieme diventano rilevanti”, afferma, evidenziando che il tempo trascorso online, unito a contenuti violenti, può trasformare i giovani in spettatori passivi di modelli aggressivi. L’esposizione prolungata può portare le persone che hanno un’elevata tendenza immersiva a farsi permeare da ciò che vedono, per esempio da contenuti violenti e spesso gli autori di azioni violente vengono percepiti come degli eroi. La combinazione di internet e frustrazione crea una “miscela esplosiva” che facilita gesti estremi. L’effetto dell’eccessivo tempo online, inoltre, indebolisce l’empatia, perché la violenza digitale non implica conseguenze immediatamente percepibili. Giannini nota che la confusione tra i due ambiti “si rischia di fare confusione tra il mondo fisico e quello della rete al punto di non valutare le conseguenze e l’emotività dell’altro”.

Un cambiamento di ruolo nell’educazione

Giannini osserva inoltre che il ruolo dell’insegnante nella formazione dei valori è cambiato radicalmente. “Oggi gli insegnanti non più considerati nella dimensione valoriale che dovrebbero avere. In passato veniva riconosciuta la loro autorevolezza e c’era rispetto. Non c’è un piano valoriale che aiuti la crescita: è completamente capovolto e si è ormai spostato sugli influencer”. Il passaggio dalla figura dell’insegnante a quella dell’influencer digitale riduce la capacità di trasmettere norme di convivenza, alimentando una cultura in cui la violenza può apparire “eroica”.

La mancanza di training emotivo porta a reazioni impulsive e violente. Il secondo elemento cruciale è la incapacità di elaborare la frustrazione. “Sappiamo che l’aggressività aumenta quando qualcosa ostacola i nostri bisogni, per esempio un debito a scuola”, spiega Giannini. Il mancato sviluppo di strategie costruttive porta a reazioni impulsive. “Una reazione non costruttiva, ossia ‘inadeguata alla frustrazione’, porta a un brusco innalzamento dell’aggressività”, aggiunge la ricercatrice, sottolineando come l’assenza di training emotivo sia pericolosa.

Le autorità scolastiche e i genitori sono ora chiamati a riflettere su strategie preventive, che includano educazione digitale e percorsi di intelligenza emotiva, per evitare che episodi simili si ripetano. La psicologa sottolinea che è necessario ripristinare un equilibrio tra mondo fisico e virtuale, per evitare che i giovani si perdano in una cultura che non valorizza la convivenza e la rispettosa interazione. La situazione richiede un intervento concreto e tempestivo, per prevenire futuri episodi di violenza estrema.

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