Il Comitato Feltrino per il diritto alla salute ha denunciato il tasso elevato di ospedalizzazione dei minori a Belluno, sottolineando la mancanza di servizi dedicati al disagio giovanile. L’evento si è svolto durante l’incontro “Una comunità in dialogo”, promosso dall’Ulss 1 Dolomiti in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Il focus è stato soprattutto sui giovani, per i quali si denunciano pochi servizi in termini di prevenzione del disagio e disturbi d’ansia. Il Comitato ha espresso preoccupazione per il numero crescente di ricoveri tra i minori e la mancanza di spazi e figure professionali dedicati al loro supporto.
Salute mentale e disagio giovanile: un tema urgente
Secondo l’Ulss 1 Dolomiti, l’incidenza dei ricoveri tra i minori residenti in Veneto è aumentata del 94,4% tra il 2010 e il 2024, con un picco nel 2022 a 1.792 ricoveri. Il Comitato Feltrino ha sottolineato che la sua Ulss 1 ha il più alto tasso di ospedalizzazione di minori. “Come stanno allora i servizi a loro dedicati, dal Consultorio alla neuropsichiatria?” ha chiesto il Comitato, evidenziando la mancanza di strutture e professionisti adeguati per affrontare il disagio giovanile. L’organizzazione ha richiesto almeno un ambulatorio per adolescenti e una figura professionale dedicata al loro supporto.
Il suicidio tra i giovani: una seconda causa di morte
Il Comitato ha ricordato che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani e che in oltre il 90% dei casi il soggetto era affetto da un disturbo psicologico o psichiatrico. Per i giovani, il suicidio è un problema grave e la prevenzione deve partire da servizi efficaci e accessibili. L’organizzazione ha anche denunciato la mancanza di un protocollo nazionale per la prevenzione dei suicidi, che copra il periodo post dimissioni dopo un evento suicidario. “Così, anche quando si parla di salute mentale, la differenza si fa dove si sta, non come si sente”, ha osservato il Comitato, sottolineando l’importanza dei servizi territoriali.
Il Comitato ha anche espresso preoccupazione per l’impatto della riforma di Valditara sull’educazione all’affettività e alla sessualità, che ha ridotto uno strumento fondamentale di salute pubblica e prevenzione primaria. “Con l’inizio della scuola, chi è transitato davanti agli istituti non ha potuto non notare il numero di ragazzi e ragazze apparentemente ‘già grandi’”, ha concluso il Comitato, chiedendo maggiore attenzione alle fragilità giovanili e alla creazione di spazi di cura adeguati.
Il Comitato ha inoltre sottolineato la necessità di un protocollo nazionale per la prevenzione dei suicidi, che copra il periodo post dimissioni. “La mancanza di tali protocolli ha conseguenze dirette sulla salute mentale dei giovani”, ha affermato il Comitato. L’organizzazione ha anche richiesto l’attivazione di un ambulatorio per adolescenti e una figura professionale dedicata al loro supporto, all’interno delle Case della comunità e dei Consultori pubblici. “La salute mentale non può essere ridotta a slogan o dibattiti ideologici”, ha concluso il Comitato, sottolineando l’importanza di un sistema sanitario efficiente e accessibile per i giovani.



