Secondo un recente studio dell’Università di Cambridge, gruppi jihadisti come Boko Haram stanno utilizzando chatbot come ChatGPT, Claude, Gemini, Grok, Meta AI e DeepSeek come fonte abituale di consulenza tecnica e operativa prima, durante e dopo gli attacchi. L’Intelligenza Artificiale non viene più utilizzata soltanto per propaganda o reclutamento, ma anche come consulente militare, fornendo supporto in tempo reale per analizzare problemi, suggerire soluzioni e migliorare le tattiche operative.
Secondo i ricercatori, l’AI sta diventando una sorta di consulente militare virtuale, capace di fornire supporto tecnico e operativo praticamente in tempo reale. I militanti, in particolare quelli del gruppo Boko Haram, utilizzano i chatbot per interrogare su come evitare trappole, superare difese o adattare armi con i materiali a disposizione. Tra i casi più significativi, un comandante ha risposto ai propri uomini con la frase “Chiedilo a Grok”, indicando l’uso crescente di questi strumenti.
La tecnologia, se non controllata, può diventare un strumento di potere per chi non rispetta le leggi.
Secondo le testimonianze raccolte dalla ricercatrice Antonia Juelich, sia Iswap che la fazione rivale Jas hanno formato gruppi composti da esperti di armi, artificieri e tecnici informatici, incaricati di interrogare i chatbot per conto dei comandanti. L’addestramento si svolge in stanze allestite con laptop e proiettori, dove i comandanti vengono istruiti sull’utilizzo dei chatbot e sui metodi per aggirarne le protezioni. AI partecipanti vengono forniti computer con software per la cifratura delle comunicazioni, account dedicati e abbonamenti a pagamento per diverse piattaforme di AI.
Un caso descritto nello studio riguarda un’unità composta da 23 persone, operante da una stanza alimentata a energia solare, che forniva supporto ai vertici del gruppo prima, durante e dopo le operazioni. Questi gruppi specializzati analizzano errori, migliorano tattiche e caricano dati per ottenere suggerimenti su come migliorare le operazioni future. L’uso di chatbot permette ai terroristi di adattare droni commerciali a scopi militari e di superare ostacoli difensivi in modo più efficiente.
La collaborazione tra tecnologia e terrorismo rappresenta un rischio crescente per la sicurezza globale.
La pratica di utilizzare l’Intelligenza Artificiale come consulente militare rappresenta un passo significativo nella capacità operativa dei gruppi jihadisti. L’accesso a strumenti avanzati, come modelli linguistici e chatbot, permette ai combattenti di migliorare le loro strategie e di adattarsi a nuove situazioni in modo rapido e efficiente. Questo fenomeno, se non contenuto, potrebbe portare a un aumento della capacità di attacco e di evasione da parte dei terroristi, rendendo più complessa la lotta contro il terrorismo. Secondo il rapporto, l’uso dell’AI da parte dei militanti non è nato in modo spontaneo, ma è stato promosso da istruttori collegati allo Stato Islamico, che hanno insegnato ai quadri del gruppo come sfruttare chatbot e modelli linguistici avanzati. Questo dimostra come l’Intelligenza Artificiale stia diventando un alleato non convenzionale per i terroristi, con conseguenze potenzialmente gravi per la sicurezza globale.
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