Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

venerdì 18 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cronaca nera

Uccisa, soffocata e nascosta in una valigia: ergastolo per l’ex fidanzato

Brescia condanna all’ergastolo Dumitru Stratan per l’omicidio di Yana Malaiko, uccisa e nascosta in una valigia.

La Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha condannato all’ergastolo Dumitru Stratan per l’omicidio di Yana Malaiko, una ragazza di 23 anni uccisa a mani nude e successivamente nascosta in una valigia in mezzo alle sterpaglie di una strada secondaria tra Lonato del Garda e Castiglione delle Stiviere. La sentenza, depositata il 18 settembre 2026, ha riconosciuto la premeditazione e la brutalità del crimine, che ha suscitato indignazione e dolore per la famiglia della vittima e per le istituzioni locali.

Un omicidio crudele e premeditato

Secondo le motivazioni della sentenza, l’omicidio di Yana Malaiko è stato commesso con una brutalità e un accanimento fuori dal comune. Gli accertamenti medico-legali hanno indicato una dinamica asfittica, con soffocamento e strangolamento, che ha portato alla morte della ragazza. Dopo l’aggressione, Stratan ha occultato il corpo di Yana in una valigia, che ha poi nascosto tra rifiuti e sterpaglie. La Corte ha riconosciuto la premeditazione, che era stata esclusa in primo grado, quando Stratan era stato condannato a soli 20 anni.

L’avvocato Angelo Lino Murtas, legale della famiglia di Yana, ha spiegato che la Corte ha letto unitariamente una serie di comportamenti precedenti all’omicidio, ricavando l’esistenza di un proposito omicida formatosi prima dell’aggressione e mantenuto nel tempo. Tra gli elementi valorizzati figurano la crisi della relazione, la gelosia nei confronti di un altro ragazzo, le minacce di morte, l’insistenza di Stratan nel voler incontrare Yana, i movimenti e i sopralluoghi nell’androne del condominio dove abitava la ragazza, e le condotte relative alle telecamere di videosorveglianza.

La sentenza rappresenta un riconoscimento della premeditazione e della freddezza dell’autore del crimine.

La trappola del cagnolino Bulka

Un elemento particolarmente significativo della sentenza è la “trappola del cagnolino Bulka”, al quale Yana era tanto affezionata. Secondo la ricostruzione in sentenza, il cane divenne il mezzo per creare l’occasione affinché Yana tornasse nell’abitazione e incontrasse Stratan. Questo episodio ha contribuito a far emergere la premeditazione e la freddezza dell’autore del crimine. L’avvocato Murtas ha sottolineato che la sentenza non solo restituisce alla memoria di Yana verità, dignità e giustizia, ma anche rappresenta una battaglia per tutte le donne vittime di violenza, anche quelle che non sono sopravvissute. La famiglia di Yana, con l’associazione Yana You Are Not Alone, ha avanzato una proposta legislativa per l’introduzione di una nuova aggravante nell’articolo 577 del Codice penale, con la pena dell’ergastolo, quando l’autore dopo l’omicidio “abbia depezzato, scuoiato o comunque vilipeso il cadavere della vittima, ovvero lo abbia occultato”.

La battaglia continua anche sul piano legislativo per proteggere le vittime di violenza.

La sentenza d’appello chiude un capitolo importante, ma la battaglia della famiglia di Yana e delle associazioni che si occupano di violenza sulle donne continua. L’associazione Yana, guidata da Francesco Porrello, si impegna contro la violenza sulle donne, con l’obiettivo di sensibilizzare e proteggere le vittime di abusi e omicidi.

Leggi anche