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sabato 19 Settembre 2026

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Cronaca

Bottiglie di plastica per canalizzare le docce: la rabbia dei detenuti in Alta sicurezza a Catanzaro

Condizioni di degrado e sovraffollamento nel carcere di Catanzaro, detenuti usano bottiglie per canalizzare l’acqua.

La situazione nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro, in particolare nel reparto di Alta sicurezza, si fa sempre più drammatica. I detenuti, costretti a usare bottiglie di plastica per canalizzare l’acqua nelle docce, esprimono rabbia e frustrazione per le condizioni di degrado e sovraffollamento che caratterizzano la struttura. La Camera Penale Cantàfora ha lanciato un allarme su tutta l’emergenza penitenziaria, con dati che parlano di tassi di sovraffollamento simili a quelli del 2012, quando l’Italia fu condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.

Condizioni di degrado e sovraffollamento

La struttura di Siano, che ospita circa 715 detenuti a fronte di una capacità effettiva di circa 600 posti, è in condizioni critiche. Nella sezione di Alta sicurezza, dove sono internati detenuti considerati di spiccata pericolosità, si segnalano problemi di privacy e sicurezza legati alle docce. Al piano terra, due sole docce servono 32 detenuti, con segnalazioni di blatte e mancanza di privacy. L’uso di bottiglie di plastica per canalizzare l’acqua è diventato una pratica comune, segno di una mancanza di infrastrutture adeguate.

Le condizioni di degrado sono un sintomo di un sistema penitenziario in crisi.

Nell’istituto sono circa 150 detenuti con problematiche psichiatriche, di cui 70 gravi, a fronte di soli 13 posti per l’osservazione. Questo paradosso ha portato a una situazione in cui il disagio mentale viene scaricato sul carcere e sugli operatori penitenziari. La cella non è più considerata un luogo di cura, ma un ambiente inadeguato per la salute mentale. L’assenza di risposte sanitarie e terapeutiche ha reso il sistema penitenziario un luogo di sofferenza.

Un sistema in crisi e la necessità di interventi

Il presidente della Camera Penale Cantàfora, Francesco Iacopino, ha espresso preoccupazione per il fatto che il sistema penitenziario non risponda alle esigenze reali. «Spendiamo troppo, spendiamo male e non risolviamo i problemi», ha detto. L’emergenza carceraria richiede diagnosi corrette e terapie adeguate, senza slogan o soluzioni di facciata. L’obiettivo è rendere il carcere un luogo in cui i detenuti possano essere trattati con dignità, non solo come un’area di contenimento. La situazione a Catanzaro rappresenta una punta dell’iceberg di un problema più ampio. L’emergenza penitenziaria non è più un problema marginale, ma una realtà che richiede interventi urgenti e strutturali. La Camera Penale Cantàfora ha sottolineato come la situazione sia vicina al collasso, con istituti che superano il 200% di sovraffollamento. L’esperienza del carcere fiorentino di Sollicciano, dove un’intera sezione fu sequestrata per inidoneità, è diventata un esempio di quanto il sistema penitenziario italiano sia in crisi.

La presenza contestuale di avvocati, magistrati e politici a Catanzaro ha servito ad appoggiare un movimento libero di pensiero che intende rendere più dignitosa la vita dei detenuti. La Camera Penale Cantàfora ha lanciato un allarme su tutta l’emergenza penitenziaria, con dati che parlano di tassi di sovraffollamento simili a quelli del 2012, quando l’Italia fu condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti. La situazione nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro, in particolare nel reparto di Alta sicurezza, si fa sempre più drammatica. I detenuti, costretti a usare bottiglie di plastica per canalizzare l’acqua nelle docce, esprimono rabbia e frustrazione per le condizioni di degrado e sovraffollamento che caratterizzano la struttura.

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