Un emendamento presentato al Decreto PA 144/2026 per introdurre i buoni pasto per docenti e personale ATA è stato dichiarato inammissibile. La proposta, avanzata da deputati dell’Alleanza Verdi Sinistra, mirava a riconoscere il diritto al buono pasto a chi svolge attività scolastica per più di sei ore al giorno. L’emendamento prevedeva un fondo dedicato al Ministero dell’istruzione e del merito, con stanziamenti iniziali di 250 milioni di euro nel 2027 e 450 milioni dal 2028. Tuttavia, la proposta non è stata approvata, e la partita per i buoni pasto al personale scolastico resta aperta.
Il buono pasto non è solo un beneficio economico, ma un diritto protetto dall’Unione europea, che deve essere garantito a chi svolge attività professionali per più di sei ore al giorno. Secondo il sindacato ANIEF, il riconoscimento di tale diritto è una battaglia da anni, con l’obiettivo di garantire parità tra i comparti pubblici. Il sindacato sostiene che il buono pasto deve essere assegnato per via contrattuale, come avvenuto per la formazione retribuita in orario di servizio nel Contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021.
La battaglia di ANIEF ha visto il presidente nazionale, Marcello Pacifico, ribadire più volte il concetto: “L’assegnazione dei buoni pasto al personale scolastico per via contrattuale è possibile”, dichiara. “Docenti e personale Ata risultano sinora tra gli esclusi del comparto pubblico da tale benefit giornaliero. Ma lavoratori della scuola non sono figli di un dio minore, hanno le stesse responsabilità, gli stessi doveri e quindi uguali diritti rispetto agli altri pubblici dipendenti.”
Il testo dell’emendamento prevedeva che le modalità e i criteri di erogazione dei buoni pasto fossero definiti attraverso la contrattazione collettiva del comparto Istruzione e ricerca. La copertura finanziaria sarebbe arrivata riducendo le spese non obbligatorie del Ministero e incrementando le entrate grazie al contrasto all’evasione fiscale. Tuttavia, l’emendamento non ha trovato approvazione, e il tema rimane in sospeso. Il sindacato rilancia la richiesta di uguaglianza tra i comparti, sottolineando che il personale scolastico non è escluso per ragioni di inferiorità, ma per mancanza di una normativa chiara e di risorse certe. La contrattazione può tornare a occuparsene, ma senza una cornice normativa e senza finanziamenti garantiti, il cammino per il riconoscimento del buono pasto al personale scolastico resta in salita.
La partita per i buoni pasto non è finita, e il tema continuerà a essere dibattuto nel contesto della contrattazione nazionale del settore scuola. Il sindacato ANIEF ha ribadito che il riconoscimento del buono pasto è un diritto che deve essere garantito a chi lavora più di sei ore al giorno, e che non deve essere visto come un semplice beneficio economico, ma come un diritto protetto a livello europeo.
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