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sabato 19 Settembre 2026

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Lavoro e scuola

La Corte di Cassazione chiarisce il superminimo e l’uso aziendale

La Corte di Cassazione ha stabilito che il superminimo non assorbito diventa un diritto per i lavoratori.

La Corte di Cassazione ha reso chiaro che il superminimo, se non assorbito per anni da un’azienda, può diventare un diritto per i lavoratori. La sentenza, pubblicata il 19 settembre 2026, ha ripreso due concetti centrali del diritto del lavoro: il superminimo e l’uso aziendale. Questi due elementi, spesso discussi tra professionisti del settore, sono ora più definiti grazie a una decisione che ha riconosciuto la validità di una pratica aziendale ripetuta nel tempo.

Il superminimo e il trattamento di miglior favore

Il superminimo rappresenta l’importo aggiuntivo percepito dai lavoratori oltre ai valori tabellari stabiliti dal contratto collettivo. Si tratta di un trattamento di miglior favore, concordato tra azienda e dipendente. Di regola, questo importo è assorbibile: quando il contratto prevede aumenti, l’azienda può ridurre il superminimo in misura corrispondente. In questo modo, l’aumento teorico viene “assorbito” nella retribuzione complessiva già percepita dal dipendente.

L’uso aziendale come pratica stabilita

L’uso aziendale è una pratica che l’azienda ripete nel tempo, in modo spontaneo e verso tutti i dipendenti, riconoscendo loro un trattamento più favorevole di quello previsto da legge o contratto collettivo. Non serve un accordo scritto né una volontà dichiarata: è sufficiente il comportamento costante del datore di lavoro, generalizzato verso tutti i dipendenti. Proprio perché si rivolge all’intera platea dei lavoratori, l’uso aziendale finisce per valere come una regola comune, quasi come un contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, se per anni l’azienda sceglie di non assorbire il superminimo, questo comportamento reiterato nel tempo diventa un uso aziendale. A questo punto, l’impresa non può tornare indietro smettendo di applicare il trattamento di miglior favore. Per recedere validamente da un uso aziendale, serve un atto chiaro e univoco comunicato alla generalità dei lavoratori. In alternativa, è possibile che una fonte diversa, come un contratto collettivo, modifichi le regole applicate in azienda.

Un comportamento favorevole reiterato può cristallizzare un diritto per i lavoratori. Le aziende che vogliono modificare trattamenti di miglior favore garantiti nel tempo ai dipendenti devono agire in modo trasparente e formale, non con un semplice cambio di prassi. Questa sentenza rappresenta un passo importante per chi opera nel settore del lavoro, offrendo maggiore chiarezza su come si applicano le norme in contesti complessi. La decisione è stata curata dall’avvocato Alessio Amorelli. L’esperto ha prodotto la newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana”, in collaborazione con lo studio legale Laward. La sentenza ha rafforzato il ruolo dell’uso aziendale come elemento chiave nel diritto del lavoro, con implicazioni significative per le relazioni tra aziende e dipendenti.

  • Il superminimo è un trattamento di miglior favore concordato tra azienda e dipendente.
  • L’uso aziendale è una pratica ripetuta nel tempo, verso tutti i dipendenti.
  • Un comportamento favorevole reiterato può diventare un diritto per i lavoratori.

La Corte di Cassazione ha chiarito che il superminimo non assorbito può diventare un diritto per i lavoratori, se l’azienda lo ha applicato per anni. Questo ha reso più definito il concetto di uso aziendale, un elemento chiave nel diritto del lavoro. La sentenza ha fornito un quadro chiaro per chi opera nel settore, aiutando a comprendere meglio come si applicano le norme in contesti complessi.

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