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Famiglie italiane indebitate per 178 miliardi: media di 6.657 euro a nucleo

Famiglie italiane indebitate per 178 miliardi: media di 6.657 euro a nucleo

Un debito crescente e un potere d’acquisto in calo

Le famiglie italiane sono sempre più indebitate: nel 2025, il credito al consumo erogato da banche e finanziarie ha raggiunto i 178 miliardi di euro, un aumento del 62 per cento rispetto a nove anni prima. La media nazionale si attesta a 6.657 euro per nucleo, un dato che riflette una tendenza in crescita, alimentata da un aumento del 41 punti base del TAEG nel periodo tra la fine del 2025 e luglio 2026. Questo incremento ha reso i prestiti più costosi, con conseguenze dirette sulle rate e sull’importo totale da restituire.

Il debito complessivo sale a 612,6 miliardi di euro, se si considerano anche i 447,5 miliardi di mutui per l’acquisto di un’abitazione e altre forme di prestiti residuali. Questo dato include 3,8 milioni di famiglie che hanno acceso prestiti con istituti di credito. L’aumento del TAEG ha reso i finanziamenti più onerosi, con un impatto significativo sulle famiglie che si affidano al credito per sostenere le spese quotidiane.

Le ragioni dietro l’aumento del debito

Secondo l’analisi della Cgia, il crescente indebitamento è legato a due esigenze principali: ottenere liquidità per affrontare spese impreviste o arrivare a fine mese, e finanziare l’acquisto di beni durevoli, come automobili, elettrodomestici e mobili. Tuttavia, l’aumento dell’inflazione ha eroso il potere d’acquisto degli italiani, con stipendi e pensioni sostanzialmente fermi mentre i prezzi dei beni e servizi sono saliti. Questo ha spinto molte famiglie, in particolare del ceto medio, a ricorrere al credito per mantenere il loro tenore di vita.

Il rischio cresce quando il debito aumenta più velocemente degli stipendi. In quel caso, il rischio aumenta che le famiglie utilizzino i finanziamenti non per anticipare spese, ma per sostenere le necessità ordinarie. Questo fenomeno, se non controllato, potrebbe portare a conseguenze negative per l’economia nazionale. La chiave per comprendere la situazione è il rapporto tra debito e reddito reale: finché questo rapporto è gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio di insolvibilità.

La Sicilia si colloca al terzo posto nazionale per debito al consumo medio, con 7.383 euro per famiglia. La provincia di Siracusa è la più esposta, con un debito medio di 8.437 euro, seguita da Massa-Carrara, Lodi e Pistoia. Tra le province siciliane, Catania, Trapani, Ragusa e Messina registrano valori compresi tra 7.100 e 7.645 euro per nucleo. Questi dati mettono in luce una situazione di indebitamento più elevata rispetto alla media nazionale, che rimane a 6.657 euro.

La crescita del debito al consumo ha avuto un impatto significativo sulle famiglie, con un aumento del 62 per cento in termini assoluti, pari a +68 miliardi circa. Questo fenomeno è stato alimentato da un aumento del TAEG, che è passato dal 7,64 per cento del 2021 al 10,16 per cento nel 2023 e a luglio 2026 è salito al 10,38 per cento. L’aumento del TAEG ha reso i prestiti più costosi, con conseguenze dirette sulle rate e sull’importo totale da restituire. La Cgia ha sottolineato che il ricorso al credito può sostenere i consumi e quindi l’economia, ma avverte che il quadro cambia quando il debito cresce più velocemente degli stipendi.

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