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sabato 19 Settembre 2026

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Giò Di Batte, pittore livornese che raccontò il ciclismo, è morto a 82 anni

Morto a 82 anni Giò Di Batte, pittore livornese che raccontò il ciclismo con opere dedicate a grandi campioni.

Giò Di Batte, pittore livornese noto per aver raccontato il ciclismo attraverso le sue opere, è morto a 82 anni. La notizia è stata annunciata oggi, venerdì 18 settembre, dal fratello Nedo, circondato dalla famiglia e da chi lo ha voluto bene. Il pittore, nato nel 1944, ha lasciato un segno indelebile nella scena artistica livornese, con una carriera che si è intrecciata con la città che portava nel cuore.

Una vita legata alla luce, al colore e alla natura

Di Batte ha trovato nel ciclismo una delle sue firme più riconoscibili, senza però smettere mai di essere, prima di tutto, un pittore della luce, del colore e della natura. La sua formazione è passata soprattutto attraverso il lavoro e il confronto diretto con altri artisti, tra cui Pietro Annigoni e Ferruccio Mataresi. Ha lavorato e dipinto anche a Parigi, Praga e Venezia, ma il legame con Livorno rimase sempre profondo.

La sua prima personale arrivò nel 1967, alla Bottega d’Arte di Livorno.

La sua carriera ha visto importanti riconoscimenti: nel 1972 ha partecipato all’esposizione nazionale nel chiostro dei frati di Pietrasanta, accanto ad artisti come Miró, Annigoni, Primo Conti e Lucio Fontana, mentre nel 1974 ha partecipato alla 12esima Quadriennale d’Arte di Torino, insieme ad artisti di spicco come De Chirico, Guttuso, Baj, Sassu e Vedova. La stessa galleria, 45 anni dopo, avrebbe celebrato il suo 50esimo anniversario di attività con una mostra di 25 opere.

Il ciclismo, una passione trasformata in arte

Prima dell’amore per le due ruote c’erano la luce, il colore e la natura. Fiori, paesaggi e nature morte erano tra i soggetti più ricorrenti di Di Batte. Poi, sulla tela, arrivò la bicicletta. Di Batte aveva praticato il ciclismo da dilettante e, una volta lasciata l’attività agonistica, aveva trasformato quella passione in pittura. Coppi, Pantani, Gimondi, Merckx, Moser, Saronni e Chiappucci entrarono così nei suoi quadri, insieme alle salite, alle fughe, alla fatica e ai paesaggi delle grandi corse.

Il rapporto con Marco Pantani lo ha reso riconoscibile come pittore dei ciclisti.

È soprattutto il rapporto con Marco Pantani a rendere riconoscibile questa parte della sua produzione. Il catalogo di Aste Bolaffi documenta diverse opere provenienti dal Museo Mercatone Uno, tra cui “Pantani in maglia rosa ai piedi delle Dolomiti”, “Marco Pantani (e il mare)” e “Marco Pantani, impresa in salita”. Tre sue serigrafie dedicate al Pirata sono inoltre presenti nel Memorial Ciclismo di Imola, mentre anche il quotidiano sportivo francese L’Équipe ha pubblicato una sua opera dedicata a Pantani.

Un legame con la città che non si è mai interrotto

Nonostante il legame con il ciclismo lo abbia reso riconoscibile anche fuori dalla sua città, Di Batte è rimasto profondamente legato a Livorno. Nel 2006, per il quattrocentesimo anniversario della città, aveva realizzato “Ebrei a Livorno” e “Oratorio di San Ranieri” nella Chiesa di Santa Giulia. Un suo dipinto dedicato a Pietro Mascagni è inoltre conservato nelle collezioni della Fondazione Teatro della Città di Livorno. Oggi, con la sua morte, Livorno perde un artista che aveva saputo raccontarla anche attraverso ciò che le stava intorno: la natura, la memoria, i colori e, sulle strade della sua pittura, i grandi campioni del ciclismo.

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