La maschera come strumento di identità e ruolo
Il concetto di maschera, come sottolinea il dottor Saverio Costantino, psicologo e psicoterapeuta, va visto non come un elemento di occultamento, ma come un mezzo per esprimere l’identità o il ruolo sociale. Nella sua intervista, Costantino spiega come la maschera possa diventare un’arma per svelare, non per nascondere. L’idea non è nuova: il teatro greco, ad esempio, ha utilizzato la maschera per dire cose serie, talvolta anche in modo ironico, permettendo a chi interpreta di esprimersi in modo diverso dal suo io reale.
La maschera non deve imprigionare, ma aiutare a respirare.
Costantino sottolinea che la maschera, se non è adatta, può diventare un ostacolo. “Se non riesce a farci respirare, non è una maschera adatta a noi”, afferma. Questo concetto si applica anche ai ruoli sociali, come le divise o le casacche che spesso vengono indossate per apparire in un certo modo. In alcuni casi, però, la maschera può anche essere un mezzo per esprimersi veramente, senza apparire. “C’è chi esprime se stesso attraverso la maschera, senza farsi vedere”, spiega il dottore.
Identità e ruolo: una relazione complessa
La relazione tra identità e ruolo è spesso ambigua. Costantino osserva che “da noi spesso si confonde il ‘chi sei’ con il ‘cosa fai’”. Questo può portare a una perdita di sé, quando la persona si perde nel ruolo che indossa. La maschera, in questo senso, diventa un simbolo di questa tensione. “Se una persona diventa virile con la maschera, allora è solo un’illusione”, afferma. La maschera non deve essere un’arma per mascherare, ma un mezzo per esprimersi in modo autentico.
La maschera non deve essere permanente.
Il dottore sottolinea che la maschera non deve adagiarsi permanentemente sul volto. “Non crea osmosi, né ricambio né crescita”, precisa. Questo significa che la maschera, se usata in modo eccessivo, può diventare un ostacolo alla crescita personale. Al contrario, se usata con intelligenza, può aiutare a esprimersi in modo diverso. “La maschera che scelgo io è quella di un rappresentante istituzionale: se ha un potere o lo agisce per sé o lo utilizza per dare servizio”, spiega Costantino. Questo tipo di maschera, se usata correttamente, può diventare un mezzo per il bene comune.
Un invito a riflettere
Costantino chiude il suo intervento con un invito a riflettere. “Voi che esperienza avete? Provate a chiedervelo”, dice. L’idea è che ognuno di noi possa esaminare il ruolo che indossa e la maschera che sceglie. “Provate ad interagire con maschere che vi rappresentano”, suggerisce. Questo processo di autoanalisi può portare a una maggiore consapevolezza di sé e a una maggiore libertà di espressione. La maschera, in conclusione, non è mai un elemento di occultamento, ma un mezzo per esprimersi. Se usata con intelligenza, può aiutare a svelare l’identità, non a nasconderla. È un invito a riflettere su come siamo percepiti e come siamo realmente.



