La guerra in Ucraina ha reso necessario un obbligo di registrazione per i giovani che compiono 17 anni, un provvedimento che si inserisce in un contesto di mobilitazione obbligatoria per gli uomini tra i 25 e i 60 anni. La registrazione, prevista per tutti i giovani che compiono l’età, rappresenta un passo verso l’arruolamento, un tema che si intreccia con le complesse dinamiche dei minori ucraini in fuga. Dopo quasi quattro anni di conflitto, l’Ucraina ha iniziato una massiccia campagna di rimpatri, ma il ritorno dei bambini in patria si scontra con le leggi italiane a tutela dei minori, creando un braccio di ferro con Kiev.
La guerra e i minori in fuga
Nei primi mesi della guerra, andare all’estero significava salvezza per quasi 2 milioni di bambini fuggiti dal Paese, ma con il protrarsi del conflitto e lo scandalo dei 20mila minori rapiti dalle forze russe, l’Ucraina ha avviato una campagna di rimpatri. Tuttavia, il ritorno dei minori in Ucraina ha richiesto, sempre più spesso, il ricorso ai tribunali. Lo status di rifugiato riconosciuto a un minore straniero presente in Italia rende inefficaci le precedenti misure adottate dal Paese d’origine per il suo rientro, come stabilito dalla decisione 24044/2026 delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione.
Un dibattito tra Italia e Ucraina
La questione prende le mosse dagli oltre 100 minori ucraini, tra i 6 e i 17 anni, dell’orfanotrofio di Berdyansk, accolti in tre comuni della Bergamasca nel marzo 2022. Nell’estate del 2023, su richiesta del governo ucraino, sono iniziati i rimpatri dei 35 più grandi, ma l’esodo è stato frenato dai timori delle famiglie affidatarie, supportate dall’Unhcr e da Save the Children, grazie alla presentazione di richieste di protezione internazionale autorizzate dalle Commissioni territoriali. Il commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, ha definito l’atteggiamento italiano “nei fatti, non diverso dalla posizione russa: hanno portato via i nostri bambini – ha detto – e ci negano l’accesso a loro”.
La protezione temporanea e l’obbligo militare
Lo scorso 15 luglio, il Consiglio dell’UE ha prorogato di un ulteriore anno, fino al 4 marzo 2028, la protezione temporanea per le persone in fuga dalla guerra in Ucraina. Tuttavia, ai nuovi richiedenti sarà concessa solo se in regola con i loro obblighi militari nel paese. L’Ucraina, dopo 4 anni di guerra, fa i conti con un’ecatombe demografica che mina le sue capacità di difesa. La mobilitazione obbligatoria è prevista per tutti gli uomini tra i 25 e i 60 anni, con l’obbligo per tutti i giovani che compiono 17 anni di registrarsi per la coscrizione.
Per attirare nuove leve, Kiev ha lanciato programmi di arruolamento volontario con forti incentivi economici e sociali per i giovani tra i 18 e i 24 anni. Il tema è stato affrontato anche dal segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, Richard Gallagher, che ha discusso con il governo ucraino le modalità per aumentare la sicurezza dei minori, ma ha trovato una certa rigidità da parte di Kiev. La situazione rimane complessa, con circa 3mila minori ucraini non accompagnati in Italia, di cui un centinaio per i quali il Paese ha ufficialmente negato il rimpatrio.



