Un gruppo di matematici, tra cui 25 vincitori della Medaglia Fields, ha accusato OpenAI di “comportamento predatorio” dopo che un modello di intelligenza artificiale del colosso ha risolto uno dei “problemi del millennio”, noto come problema Navier-Stokes. L’accusa, lanciata durante l’Heidelberg Laureate Forum, sostiene che il modello avrebbe sfruttato illegalmente le conversazioni con due ricercatori per arrivare alla soluzione. L’episodio ha suscitato preoccupazioni nella comunità scientifica, che teme un uso improprio delle IA per risolvere problemi complessi senza contribuire realmente alla ricerca.
Un uso improprio delle IA per risolvere problemi complessi
Secondo i matematici, i modelli di IA, come quelli sviluppati per fare dimostrazioni formali (Lean), vengono utilizzati per superare obiettivi prestabiliti, senza offrire supporto concreto alla ricerca. La lettera aperta firmata da 25 ricercatori, tra cui l’italiano Alessio Figalli, sostiene che l’uso attuale delle IA rappresenta una minaccia per il lavoro intellettuale. La produzione di massa di affermazioni “vere o false” rischia di distruggere un terreno fertile anziché dare vita a nuove idee.
Le conversazioni con i ricercatori sono state sfruttate
La protesta è nata dopo che OpenAI ha annunciato che un suo modello aveva risolto il problema Navier-Stokes, uno dei più importanti enigmi matematici. La comunità dei matematici aveva accolto con interesse l’annuncio, ma si è scatenata una polemica quando si è scoperto che i ricercatori Tristan Buckmaster e Levent Alpöge, della New York University e dell’Università di Harvard, stavano già lavorando alla soluzione da oltre un anno. I due avevano anche dialogato con alcuni account di IA, ma secondo i matematici, OpenAI avrebbe sfruttato il loro lavoro per arrivare alla soluzione. Michael Harris, della Columbia University, ha affermato che non esistono ostacoli legali a quel tipo di comportamento, paragonandolo alla violenza coloniale del XIX secolo. Non vi erano ostacoli legali alla violenta acquisizione di territori da parte delle potenze coloniali. I due ricercatori avrebbero ricevuto minacce per non rendere pubblici i loro risultati, secondo l’accusa.
OpenAI ha negato ogni accusa e, al momento, non è chiaro se si tratti di un plagio o di un uso improprio delle risorse. La comunità scientifica, però, teme che il fenomeno possa diventare più comune, con conseguenze negative per la ricerca. “Chi gestisce quei modelli vuole dimostrarne al pubblico le capacità, ma nella sostanza non stanno offrendo nulla che aiuti la ricerca in questo campo”, ha sottolineato un gruppo di ricercatori. La situazione rimane in sospeso, con la comunità scientifica che chiede maggiore trasparenza e un uso responsabile delle tecnologie di intelligenza artificiale. La questione ha suscitato dibattiti internazionali, con il rischio di un cambiamento radicale nel modo in cui la ricerca matematica viene condotta nel futuro.



