Il 27 maggio 1964, allo stadio Prater di Vienna, l’Inter conquistò la sua prima Coppa dei Campioni battendo 3-1 il Real Madrid. Sandro Mazzola segnò due reti e fu il protagonista più visibile di una finale che avrebbe definito l’identità europea della squadra di Helenio Herrera.
Il contesto rendeva la partita particolarmente impegnativa: il Real era la grande potenza della competizione e in campo schierava campioni come Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás. Mazzola aveva 21 anni e, in interviste successive, ha ricordato l’ammirazione per Di Stéfano, che considerava un modello. In quella serata, però, il giovane interista non fu uno spettatore: contribuì in modo decisivo al 3-1 finale.
La doppietta di Vienna è rimasta una delle immagini più forti della carriera di Mazzola perché unisce il dato individuale al passaggio storico del club. Il successo non fu un episodio isolato: l’Inter vinse nuovamente la Coppa dei Campioni nel 1965 e, in entrambe le annate, conquistò anche la Coppa Intercontinentale. La finale del 1964 segnò l’inizio di un ciclo.
Raccontare quella partita significa anche evitare la retrospettiva semplicistica del “gol del campione che fa tutto”. Il risultato nacque dal lavoro collettivo dell’Inter e dall’impianto tattico di Herrera; la prestazione di Mazzola fu una componente fondamentale di una squadra organizzata per colpire e difendersi con disciplina. La sua doppietta è il dettaglio che la memoria ha conservato, ma la vittoria appartiene all’intero gruppo.
Fonti: Inter, intervista AS, Sky Sport.
La finale si giocò davanti a oltre 70 mila spettatori e vide l’Inter portarsi avanti con Mazzola prima delle reti che fissarono il 3-1. Le cronache ufficiali descrivono una squadra compatta, capace di sfruttare gli spazi e di colpire il Real nei momenti decisivi. È utile ricordare che l’Inter aveva raggiunto la finale attraverso un percorso europeo impegnativo e che il successo fu il primo della società nella competizione. Nel 1965 arrivò la conferma, con un’altra Coppa dei Campioni. Perciò Vienna è insieme una notte individuale di Mazzola e l’atto d’apertura di un ciclo collettivo, non una vittoria attribuibile a un solo giocatore.